Dopo una lunga esperienza nel settore delle attrezzature per carrelli elevatori, Paolo Chiesi ha intrapreso una nuova avventura professionale: oggi collabora con HCarrelli.
Sig. Chiesi, come è nata la collaborazione con HCarrelli?
Dopo 25 anni in Cascade e 15 in Bolzoni, ho preso una piccola pausa. Poi è arrivata la proposta di Giuseppe Morelli, amico di lunga data e attuale direttore commerciale di HCarrelli. Conosco anche la famiglia del titolare, Stefano Califano, da oltre trent’anni. Quando Giuseppe mi ha detto: “Dai, dacci una mano”, ho deciso di buttarmi. Ho trovato un gruppo di ragazzi giovani, motivati, con tanta voglia di fare. Questo per me è stato uno stimolo fortissimo.
Che valore aggiunto porta una figura con il suo percorso?
Credo che l’esperienza conti, eccome. Dopo 45 anni nel settore, ho un’ampia rete di contatti e una conoscenza profonda del mercato. Ho diretto la filiale centro-sud di Bolzoni e conosciuto clienti in tutta Italia. Poter mettere tutto questo a disposizione di un’azienda in crescita, come HCarrelli, è il mio modo di contribuire. E poi oggi tutto si può fare da remoto: sono operativo pur non essendo sempre fisicamente a Latina.
Come vede il settore dei carrelli elevatori nel prossimo futuro?
Il mercato si sta trasformando, come già avviene nell’automotive. I marchi cinesi stanno arrivando in forze e lo fanno con prodotti interessanti, ben progettati e con un rapporto qualità-prezzo molto competitivo. HANGCHA, ad esempio, ha una gamma vastissima e tecnologie avanzate: batterie al litio, alti voltaggi, dispositivi di sicurezza di serie. Il futuro è elettrico, anche nei carrelli di grandi dimensioni. Già oggi, nei porti, si utilizzano mezzi a batteria capaci di sollevare tonnellate. È una tendenza inevitabile.
Cosa distingue davvero il prodotto HANGCHA?
HANGCHA produce circa 400 mila carrelli all’anno. Numeri così permettono di migliorare costantemente: ogni difetto viene eliminato, ogni dettaglio affinato. La gamma è ampia, dalla logistica di magazzino ai carrelli da piazzale, e molti componenti sono prodotti in-house. Questo significa controllo e affidabilità. E poi il prezzo: molto competitivo rispetto ai marchi tradizionali.
Cosa serve ancora a HCarrelli per fare il salto di qualità definitivo?
Occorre avere un magazzino ben fornito. Quando fai l’importatore, il nodo è sempre quello: la disponibilità immediata. Hanno appena ricevuto dieci container di macchine, ma quasi tutte sono già vendute. Riuscire ad avere una scorta di almeno 100 macchine sarebbe una vera svolta. E con una struttura snella come la loro — parliamo di una decina di persone — è possibile contenere i costi e offrire prezzi interessanti.
Per contattare Paolo Chiesi e scoprire di più su HCarrelli, è possibile visitare il loro sito web cliccando qui.



















