La digitalizzazione della logistica avanza a ritmo sostenuto, ma porta con sé rischi che il settore non può più permettersi di sottovalutare. Se, da un lato, l’adozione di tecnologie sempre più connesse consente di migliorare l’efficienza operativa, dall’altro, aumenta i potenziali punti di vulnerabilità che possono essere sfruttati dagli attaccanti.
Secondo uno studio congiunto di Kaspersky e VDC Research, “Driving Cyber Resilience Across Transportation and Logistics”, attualmente solo il 5 per cento delle aziende del comparto trasporti e logistica ritiene di avere concluso il proprio percorso di digitalizzazione, con una fetta molto ampia — il 68 per cento — che prevede di raggiungere questo obiettivo entro il prossimo biennio.
Uno dei principali ostacoli che bloccano questo processo sono, per il 36 per cento degli intervistati, proprio le preoccupazioni legate alla sicurezza informatica.
Non più un ostacolo, ma una necessità
L’indagine di Kaspersky rivela però un cambio di prospettiva significativo: la cybersecurity non è più percepita come un costo o una misura difensiva, ma diventa l’elemento che rende possibile la trasformazione digitale.
Mentre i sistemi di spedizione, le piattaforme operative dei terminal e gli ambienti di controllo dei magazzini sono sempre più interconnessi, garantirne l’affidabilità e la continuità operativa assume un ruolo centrale: qualsiasi interruzione si traduce in un impatto diretto sui ricavi e sugli impegni di servizio verso i clienti.
Questa nuova consapevolezza, però, non significa che il percorso verso la digitalizzazione sia considerato privo di ostacoli da chi ci si sta approcciando. Oltre alla cybersecurity, tra le principali barriere emergono la difficoltà nel coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti, la carenza di competenze, personale e budget.
In un settore complicato come quello della logistica e dei trasporti, in cui sono presenti vari attori, la sfida della sicurezza informatica è tanto organizzativa quanto tecnica: costruire una strategia di sicurezza efficace richiede un coordinamento che va esteso a tutta la filiera.
Le vulnerabilità operative: sistemi OT, competenze e divari
Le criticità più rilevanti emerse dalla ricerca riguardano sia la dimensione tecnica, sia quella organizzativa. Sul piano tecnico, il problema più sentito riguarda la difficoltà di mantenere aggiornati i sistemi e dispositivi OT, indicata da quasi un intervistato su due. Ulteriore ostacolo è la mancanza di personale con competenze specifiche nella sicurezza degli ambienti operativi.
A complicare ulteriormente il quadro è la differenza di approccio tra le diverse parti dell’organizzazione aziendale. I team operativi danno priorità a fattori come sicurezza, puntualità e produttività, mentre i reparti IT sono più orientati alla riservatezza, integrità e disponibilità.
Quando queste due realtà non condividono una visione comune del rischio, decisioni come l’applicazione delle patch di sicurezza, segmentazione e la governance dell’accesso remoto possono risultare più stentose da prendere. L’analisi di Kaspersky e VDC Research evidenzia anche uno squilibrio di responsabilità nella governance della sicurezza informatica OT, con il 54 per cento della gestione delle politiche di sicurezza in capo ai reparti IT e solo il 12 per cento dai team OT.
Il costo dell’inadeguatezza
Le conseguenze degli incidenti informatici possono avere un impatto rilevante sull’intera catena logistica. Il 68 per cento delle aziende coinvolte nello studio riferisce di aver subito ripercussioni economiche, mentre oltre il 40 per cento ha stimato danni superiori a un milione di dollari per singolo incidente.
L’interruzione operativa media è stata di circa 12 ore, che si traducono in ritardi a cascata che si propagano lungo tutta la supply chain, con effetti destinati a durare ben oltre il ripristino dei sistemi.
Tre direzioni per rafforzare la sicurezza
Lo studio individua tre approcci prioritari per le aziende del settore. In primo luogo, la sicurezza dei sistemi cyber-fisici deve rientrare nella pianificazione aziendale del rischio, senza essere delegata esclusivamente all’IT, che spesso non ha piena visibilità sulle realtà operative di terminal e centri di controllo.
In secondo luogo, la protezione va progettata tenendo conto della continuità operativa: in ambienti sempre attivi, gli aggiornamenti devono avvenire in finestre temporali ristrette e il rilevamento delle anomalie deve considerare le specificità dei sistemi OT.
Infine, la collaborazione con fornitori specializzati in sicurezza CPS è considerata un fattore abilitante, con assistenza e costo totale di proprietà indicati come criteri di selezione prioritari (58 per cento ciascuno).
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