Il mercato del lavoro femminile resta uno dei nodi cruciali dell’economia italiana. Il decreto-legge n.62/2026 prova ad accelerare i lavori con una misura di sostanza. Il Bonus donne 2026, introdotto all’articolo 1 del provvedimento, è operativo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 e riconosce ai datori di lavoro privati un esonero totale — pari al 100 per cento — dai contributi previdenziali a proprio carico per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato che rispetti i criteri stabiliti dalla norma. Rimane incluso il settore agricolo, mentre viene esclusa la Pubblica Amministrazione.
Le lavoratrici che danno diritto all’agevolazione
Il decreto adotta le definizioni europee di lavoratrice “svantaggiata” e “molto svantaggiata”, articolando l’incentivo in tre fasce distinte. La distinzione non è solo formale: determina sia l’accesso al bonus donne, sia la sua durata.
La fascia più ampia riguarda le donne prive di impiego da almeno 24 mesi, senza limiti di età né vincoli di residenza: il bonus dura 24 mesi.
Alla stessa durata accedono anche le donne disoccupate da almeno 12 mesi che rientrano in almeno una delle seguenti condizioni: età compresa tra i 15 e i 24 anni, età superiore ai 50 anni, nucleo familiare mono genitoriale con persone a carico, assenza di diploma di scuola media superiore, occupazione in settori con forte divario di genere.
La terza fascia, con durata ridotta a 12 mesi, si applica alle donne prive di occupazione da almeno 6 mesi che rientrano in una qualsiasi delle categorie svantaggiate previste dalla norma. Il requisito della disoccupazione si verifica alla data dell’assunzione.
Acquisire la documentazione attestante lo stato occupazionale della candidata prima di procedere con il contratto è una precauzione necessaria, oltre che buona prassi.
Le tipologie di contratto ammesse
Il bonus si attiva esclusivamente per i contratti subordinati a tempo indeterminato, compresi quelli part-time e quelli stipulati a scopo di somministrazione. Rimangono fuori dall’agevolazione l’apprendistato, il lavoro domestico, il lavoro intermittente e le prestazioni occasionali.
Per le aziende della logistica e della movimentazione interna — settori storicamente a forte prevalenza maschile — l’incentivo può diventare uno strumento concreto per costruire organici più diversificati, puntando su assunzioni stabili anziché su forme contrattuali flessibili che lasciano poco spazio alla fidelizzazione.
Il valore economico dello sgravio
Il risparmio mensile per ciascuna lavoratrice assunta arriva fino a 650 euro su tutto il territorio nazionale. Nelle regioni della ZES Unica — Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna — la soglia sale a 800 euro al mese.
Da quest’anno la ZES Unica si estende anche a Marche e Umbria, allargando significativamente la platea delle aziende che possono accedere all’importo massimo. È opportuno tenere presente cosa resta fuori dall’esonero: premi INAIL, contributi di solidarietà e versamenti ai fondi bilaterali non rientrano nel perimetro dello sgravio.
Le condizioni per conservare il beneficio
L’agevolazione non è automaticamente garantita per tutta la sua durata. L’INPS può procedere alla revoca se vengono meno tre condizioni essenziali.
La prima è l’incremento netto dell’occupazione: l’assunzione deve tradursi in un aumento reale della forza lavoro media rispetto ai 12 mesi precedenti.Non è sufficiente sostituire chi è uscito dall’azienda.
La seconda condizione è la regolarità contributiva: l’impresa deve essere in regola con i versamenti previdenziali e assistenziali.
La terza riguarda il rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro siglati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Il quadro operativo completo è contenuto nella circolare INPS n. 57 del 14 maggio 2026, che resta il riferimento
normativo per chi intende attivare concretamente il bonus.



















