Un progetto nato a Bologna pensa alla salute degli operatori in modo innovativo

Si chiama Pausa in Movimento, il progetto nato dalla creatività di una personal trainer bolognese e seguita con entusiasmo da Federtrasporti, associazione di categoria nata a Bologna nel 1971 con l’obiettivo di dare tutela agli operatori dell’autotrasporto. Un settore con ritmi di lavoro sempre più serrati e stili di vita sedentari, caratterizzati da movimenti ripetitivi e posture costrette, che il progetto vuole supportare per mantenere uno stile di vita sano nono- stante le pause limitate, magari in un piazzale e con poco tempo libero a disposizione.
“Mi occupo di riabilitazione attiva e recupero fisico con ginnastica legata al movimento” ci dice Alessandra Ranuzzi de’ Bianchi, “sono laureata in Scienze Motorie e specializzata in attività fisica adattata, a categorie diverse, come soggetti con patologie ortopediche o neurologiche ma adattata anche, semplicemente, a persone che vogliono mantenersi in forma”.
Come è nata l’idea di un progetto di prevenzione per il settore dei trasporti?
“E’ nata come spesso accade da una chiacchierata casuale con un’amica che, lavorando per Federstrasporti, ha pensato a un pacchetto salute che include cura dell’attività fisica e dell’alimentazione per gli autotrasportatori. Ho quindi pensato a cosa si potesse fare all’interno e all’esterno della cabina, inserendo qualche attrezzo, come ad esempio la fascia elastica, da integrare a una serie di esercizi che usano gli automezzi come una vera e propria ‘palestra’ in movimento”.
Che genere di problemi presenta il lavoro sui mezzi meccanici?
“I maggiori problemi che incontriamo sono muscolo-scheletrici e osteo-articolari dovuti a posture prolungate, a sedile e volante poco ergonomici, al sollevamento di carichi pesanti, al saltare su e giù dal mezzo e naturalmente allo stress dei turni lavorativi. A questo si aggiungono anche problemi circolatori con formicolii a gambe, collo e spalle, dovuti alle molte ore che gli operatori passano seduti. Il mondo dell’autotrasporto e dei muletti sono molto simili, e anche se le ore di lavoro sono distribuite in modo diverso, le patologie sono più o meno le stesse. L’80 per cento degli autotrasportatori a lungo raggio, ad esempio, ha questo tipo di problemi, ma so che si può fare tanto per sostenerli migliorandone le condizioni fisiche con pochi minuti di esercizio al giorno”.
Quali sono i canali attraverso cui il settore può avvicinarsi a Pausa in Movimento?
“Abbiamo creato dei canali dedicati su un portale specializzato; poi ci sono i social, Facebook, molto utilizzato nel settore e Youtube, con video di 30-40 secondi che offrono qualche spunto su tonificazione, allungamento e mobilità articolare di gambe schiena, collo e spalle. Abbiamo scelto questi canali per passare il messaggio che muoversi è fondamentale, anche se si fa un lavoro sedentario, sfruttando il mezzo come veicolo di attività, ma con l’idea di agire da stimolo anche nel tempo libero. Il mezzo di lavoro diventa quindi un media per far capire che l’attività motoria è importante. Sarebbe bello, in prospettiva, sviluppare anche un’app che contenga informazioni, suggerimenti salutistici e di alimentazione, i video, i tutorial e un piano di lavoro da seguire grazie alle funzioni del proprio telefonino”.
Quali sono i problemi principali per gli operatori del settore?
“I maggiori fattori di rischio, oltre alla staticità del lavoro, sono le vibrazioni e la scarsa ergonomia delle posture, che per i carrelli è anche spesso asimmetrica, inclinata lateralmente per vedere oltre le forche o in rotazione per la marcia indietro, con ulteriori sollecitazioni determinate da pavimentazioni non regolari, dalla gommatura piena o vuota, dallo spazio nell’abitacolo e dall’usura dei sedili. Parliamo quindi di forte carico della schiena, determinato da sedentarietà e vibrazioni, con problemi di postura che coinvolgono tra l’80 e il 90 per cento degli operatori. Nel caso degli autotrasportatori, infatti, il 76 per cento ha oltre 40 anni, con una incidenza delle malattie osteo-articolari molto forte, tra mal di schiena e problemi di circolazione. Pochi giovani proseguono l’attività del padre o del nonno, per via degli orari, dei costi e anche dello stress legato al tipo di lavoro. Se ci fossero più giovani, infatti, la propensione all’attività sportiva sarebbe più forte e anche la disponibilità ad adottare strategie per la cura della propria salute”.
L’attività fisica sui mezzi.
..e in azienda?
“All’interno delle aziende andrebbero inseriti dei trainer che curino un numero di ore a settimana con esercizi specifici, coinvolgendo magazzinieri, segretarie, mulettisti, autotrasporta- tori, operai. Se le aziende inserissero l’attività fisica nell’orario di lavoro, agirebbero non solo nell’interesse del lavoratore, ma anche nel proprio, per- ché un lavoratore che sta bene lavora meglio. E’ una pratica molto comune in Scandinavia, dove molte aziende han- no un certo numero di ore di attività fisica per i dipendenti con i trainer che si occupano dei vari comparti, adattandosi alle esigenze specifiche delle mansioni. Un’attività che svolgo a Bologna per qualche azienda, che è però un caso raro nel panorama italiano, ma che speriamo possa crescere con la consapevolezza che muoversi è fondamentale per la propria salute”.
Trovi quest’articolo su Muletti Dappertutto n.3/2019. Non vuoi perderti più un numero? Abbonati!

















