Le cadute dall’alto continuano a costituire uno dei rischi più rilevanti nei luoghi di lavoro, soprattutto per chi opera in quota: che si tratti di un cantiere, del settore trasporti o della movimentazione dei materiali, questo tipo di incidente rappresenta una insidia reale e ricorrente.
È un pericolo noto, regolato da un’ampia normativa sulla sicurezza, ma non sempre facile da gestire con soluzioni tradizionali, soprattutto quando l’ambiente operativo può cambiare rapidamente e non sono disponibili punti di ancoraggio fissi, linee vita o protezioni collettive permanenti.
È in questo contesto che si colloca WorkAir, una gamma di dispositivi airbag indossabili certificata come DPI, sviluppata da D-Air Lab per ridurre le conseguenze dell’impatto in caso di caduta durante il lavoro in quota.
Un rischio concreto e quotidiano
Chi opera sopra veicoli industriali o strutture come camion telonati, cisterne o semirimorchi spesso si trova a lavorare anche a tre o quattro metri di altezza, su aree prive delle garanzie strutturali di un ambiente costruito per il lavoro in quota.
Bagnate, ghiacciate o irregolari per la presenza di residui di carico, queste superfici aumentano significativamente il pericolo di perdita di equilibrio. Anche uno scivolamento apparentemente banale, a quelle altezze, può avere conseguenze molto serie.
A ciò si aggiungono ulteriori fattori di rischio propri del settore: i veicoli non sono elementi fissi e vibrazioni o micro spostamenti durante gli interventi possono alterare improvvisamente le condizioni operative, con parapetti e passerelle integrati nella struttura del mezzo spesso assenti.
La pressione legata ai tempi del lavoro, infine, completa il quadro: nelle fasi più critiche abbassa inevitabilmente la soglia di attenzione delle persone. Proprio per la gravità e la variabilità di questi pericoli, la gestione delle attività in quota non può essere affidata alla sola attenzione di ciascun operatore, ma necessita di una valutazione organizzata, che tenga conto delle condizioni reali in cui gli interventi si svolgono.
Il riferimento normativo è il d.lgs. 81/2008, che disciplina il lavoro in quota secondo un approccio gerarchico: valutazione del rischio, eliminazione alla fonte ove possibile, adozione prioritaria di protezioni collettive e ricorso ai DPI quando le misure collettive non risultano attuabili.
Questo modello è valido in linea di principio, ma nel trasporto incontra un ostacolo strutturale: il risultato è che molte aziende si trovano a rispondere di obblighi normativi chiari in contesti che la normativa stessa può faticare a disciplinare con precisione.
WorkAir: una gamma, tre modelli, un unico obiettivo
Derivato dalla tecnologia airbag del MotoGP e adattato a nuovi utilizzi, WorkAir è un gilet indossabile certificato come DPI di seconda categoria: il suo obiettivo non è impedire una caduta, bensì di ridurre le conseguenze dell’impatto, salvaguardando aree del corpo particolarmente esposte e vulnerabili, come torace, schiena e organi vitali.
Per questo, il dispositivo va considerato come una misura di protezione individuale integrativa, da inserire all’interno di una corretta valutazione del rischio e non come sostituto delle misure collettive previste dalla normativa.
Il gilet integra sensori inerziali che rilevano in tempo reale accelerazione, orientamento e variazioni brusche di velocità: quando il sistema riconosce una dinamica compatibile con una caduta, invia il segnale di attivazione e l’airbag si gonfia in circa 40 millisecondi, creando così una barriera attorno alle aree vitali, distribuendo e riducendo l’energia dell’impatto.
Essendo indossabile, si adatta a contesti variabili: l’operatore si muove liberamente sul mezzo, senza essere vincolato a un punto fisso, e mantiene la protezione in qualunque posizione si trovi al momento dell’evento. Dal punto di vista dell’impiego, il DPI di D-Air Lab è pensato per diversi scenari.
Fino a 2 metri di altezza può essere portato insieme al normale abbigliamento da lavoro per contribuire alla protezione in caso di impatto contro il terreno.
Oltre i 2 metri, dove l’uso dell’imbracatura è previsto dalle norme di sicurezza, può essere messo sotto l’imbracatura per mitigare gli effetti di eventuali urti dovuti al pendolamento del lavoratore contro strutture sottostanti o laterali.
La gamma di gilet airbag comprende tre modelli principali: WorkAir Original, WorkAir Light e WorkAir Back. Original è il primo modello della linea ed è pensato per una salvaguardia ampia di torace e schiena, con una struttura ergonomica, chiusura frontale e possibilità di utilizzo con o senza imbragatura. Light è una versione più compatta e pratica, sviluppata per ridurre l’ingombro, particolarmente indicata per quelle attività che richiedono l’uso di sistemi anticaduta individuali. Una volta attivato, il suo airbag può espandersi fino a coprire una superficie molto più ampia, tre volte maggiore, rispetto alle sue dimensioni originali. Back, invece, è focalizzato sulla protezione della zona dorsale e, durante il gonfiaggio, estende la copertura verso collo e coccige, rendendolo indicato per quelle attività in cui la dinamica di caduta è all’indietro.
Oltre alla componente protettiva, ergonomia e usabilità hanno avuto un ruolo centrale nella progettazione della gamma.
Il dispositivo pesa poco meno di un chilogrammo e integra soluzioni pensate per favorire l’utilizzo quotidiano: dai pad distanziatori per la ventilazione alla chiusura magnetica Fidlock, dalle fasce laterali regolabili all’accensione smart con pulsante dedicato, fino all’interfaccia con LED e vibramotor che forniscono all’operatore un feedback immediato sullo stato del dispositivo.
L’alimentazione avviene tramite batteria agli ioni di litio, con autonomia indicata fino a circa 20 ore di utilizzo continuativo e ricarica tramite USB-C. Il grado di protezione IP54 assicura la resistenza a polvere e spruzzi d’acqua, mentre l’intervallo operativo di temperatura — compreso tra -10°C e 40°C — ne consente l’impiego in una varietà di ambienti di lavoro.



















