Il ministro Andrea Orlando avvia campagna di sensibilizzazione e nomina un magistrato per dirigere l’Ispettorato del lavoro: “Sanzionare le imprese che non rispettano le regole”
“La morte sul lavoro è una piaga, ma non si cura in poche settimane e con l’iniziativa di un solo ministro”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano ‘Il Domani‘ in cui affronta il tema delle morti sul lavoro e della sicurezza, alla luce anche dei numerosi infortuni che si sono verificati negli ultimi mesi in diverse regioni d’Italia. Proprio il ministro Orlando ha nominato il magistrato Bruno Giordano per dirigere l’Ispettorato del Lavoro. “Abbiamo nominato il più bravo, abbiamo rafforzato l’organico, più di duemila assunti, di cui oltre 800 entro fine anno – ha dichiarato Orlando nell’intervista -. Nell’edilizia abbiamo introdotto l’obbligo di dichiarare con quante persone si realizza un’opera secondo tabelle stabilite dalle parti sociali al fine di ottenere l’attestazione di congruità, un deterrente al lavoro nero. Adesso lavoriamo alla qualificazione delle imprese, per capire come possano essere incentivate al rispetto delle regole”.
E il ministro ha annunciato il ‘pugno duro‘ contro chi non rispetta le regole. “Bisogna sanzionare in modo storico le imprese che violano le regole ha sottolineato -. La definizione “patente a punti” può fuorviare, ma serve un curriculum che tracci la storia dell’impresa sul rispetto delle regole. E che abbia conseguenze sull’accesso ai finanziamenti e la partecipazione alle gare”. Ma l’attività del ministero del Lavoro non si ferma: sono state avviate campagne di sensibilizzazione e informative. Chiede un salto di qualità sul tema della sicurezza nei posti di lavoro Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e consigliere Inail.
“Le iniziative intraprese dal ministro Orlando confermano l’esigenza di una azione continua sul tema della prevenzione – ha dichiarato -. Occorre un salto di qualità, una campagna permanente sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che non si limiti alla sola informazione e formazione, ma che incida sui processi produttivi, consentendo agevolazioni per l’acquisto di macchinari innovativi, ergonomici e con sistemi di sicurezza automatici, anche attraverso un più incisivo utilizzo delle risorse dell’Inail. Questo, purtroppo, non avviene perché le riserve tecniche dell’istituto, pari a circa 34 miliardi e 338 milioni di euro, servono per diminuire il debito pubblico anziché fare più prevenzione e tutela e sono versate alla Tesoreria dello Stato senza alcuna remunerazione”. E Damiano incalza: “Occorre restituire più autonomia all’istituto a vantaggio delle imprese che fanno prevenzione e per migliorare il livello delle prestazioni agli infortunati e ai tecnopatici. Altrimenti continueremo a piangere i nostri morti sul lavoro, senza risalire alle cause del fenomeno”.



















