Il cambiamento climatico ha, che ci si voglia credere o no, conseguenze concrete sull’economia: dalle piogge martellanti alla siccità duratura, dalle grandinate violente alle ondate di calore intenso, gli eventi meteorologici estremi che colpiscono anche gli impianti produttivi, magazzini e trasporti non sono più “eccezionali” ma una nuova realtà con cui ci si deve confrontare. Ripensare i propri processi in chiave più sostenibile è per le aziende non solo una scelta, bensì una necessità che permette di tutelare il proprio lavoro e mantenersi competitivi sul mercato, non solo attuale ma, soprattutto, futuro. Per rendere più agevole questo percorso — che ha spesso risvolti economici impattanti — e favorire l’adeguamento del sistema produttivo italiano alle politiche UE sulla lotta ai cambiamenti climatici è stato creato il Fondo per il sostegno alla transizione industriale.
Cos’è il Fondo per il sostegno alla transizione industriale?
Si tratta di uno strumento introdotto dal MIMIT — Ministero delle Imprese e del Made in Italy — che finanzia investimenti che rendano le imprese più efficienti dal punto di vista energetico e più sostenibili nell’uso delle risorse, riducendo consumi, emissioni e impatti ambientali. La dotazione prevista è di 134.018.568,13 euro, a valere sulle risorse della Misura “attuazione dell’investimento M2C2 – 5.1, sotto investimento 1 del PNRR”, che potrebbe essere eventualmente incrementato con ulteriori risorse, anche di provenienza comunitaria. Non un incentivo isolato dunque, ma uno strumento parte di una più ampia strategia europea per una transizione green e digitale. Le domande possono essere presentate, sul sito Invitalia, dalle 12:00 del 17 settembre fino a mezzogiorno
del 10 dicembre 2025.
Chi sono i destinatari?
Il Fondo è destinato a tutte le aziende manifatturiere (sezione C della classificazione ATECO 2007) presenti in Italia, a condizione che siano regolarmente iscritte al Registro delle imprese e pienamente “attive”. Sono escluse quelle in liquidazione volontaria, in procedura concorsuale o già in difficoltà al 31 dicembre 2019. Non sono ammesse aziende che abbiano ricevuto, e non restituito, aiuti ritenuti illegali o incompatibili dalla Commissione europea, non in regola con obblighi contributivi e con passate revoche di agevolazioni. Sono inoltre escluse le imprese che hanno ricevuto sanzioni interdittive, quelle prive dei requisiti obbligatori per l’accesso ai finanziamenti pubblici o i cui vertici sono colpevoli di reati che portano all’esclusione dagli appalti pubblici. Oltre al rispetto dei requisiti e condizioni di ammissibilità, al momento della presentazione della domanda, l’azienda dovrà essere in regola con gli obblighi “in materia di assicurazione dei rischi catastrofali”. Una parte dei fondi è riservata a progetti specifici: il 40 per cento delle risorse è destinato ad attività da realizzare in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, mentre il 50 per cento è riservata alle imprese energivore, inserite nell’elenco della CSEA – Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali.
Cosa può essere finanziato?
Il Fondo sostiene programmi di investimento che abbiano al centro la sostenibilità dei processi aziendali. Non sono finanziati interventi per aumentare direttamente la capacità produttiva, a meno che non si tratti di esigenze tecniche entro un limite massimo del 20 per cento. L’investimento deve riguardare una sola unità produttiva dell’impresa e sovvenzionare progetti che portino una maggiore efficienza energetica nei processi aziendali o, ancora, promuovere un utilizzo più responsabile delle risorse, attraverso il riuso, il riciclo e il recupero di materie prime o l’impiego di materie prime riciclate. Il programma deve concludersi entro 36 mesi mesi dalla concessione del contributo, con la possibilità di una proroga massima di un anno. Entro questo termine, gli investimenti devono essere completamente operativi.
Quali sono i costi ammissibili?
Il Fondo copre esclusivamente le spese necessarie a realizzare i programmi di investimento. Sono considerate ammissibili quelle che riguardano:
• suolo aziendale e relative sistemazioni (fino al 10 per cento dell’investimento totale);
• opere murarie e assimilate (nel limite del 40 per cento della spesa complessiva);
• impianti e attrezzature varie di nuova fabbricazione;
• software, licenze, know-how e altre conoscenze tecniche non brevettate che siano funzionali all’investimento.
La misura permette, inoltre, di coprire i costi per la formazione del personale. Rientrano tra le spese ammissibili:
• quelle d’esercizio relative a formatori e partecipanti alla formazione connessi al progetto e costi servizi di consulenza;
• quelle per il personale con mansioni didattico-formative;
• costi dei servizi di consulenza connessi al progetto di formazione.
Tutte le informazioni, insieme alla documentazione ufficiale e alle modalità di presentazione della domanda, sono disponibili su Invitalia – Agenzia nazionale per lo sviluppo: www.invitalia.it.



















