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La logistica sotto la lente della sociologia

Un’intervista con Andrea Bottalico, tra i curatori di quello che sarà un numero monografico interamente dedicato al comparto, per la rivista Sociologia del Lavoro: una riflessione a 360 gradi sui fenomeni che interessano il settore e i dettagli per partecipare alla chiamata

30/05/2023
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La logistica sotto la lente della sociologia
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Come viene percepita la logistica dalla sociologia? L’automazione sostituirà l’uomo nelle professioni? Quali sono le condizioni lavorative del comparto e le sfide del mercato del lavoro? Queste e altre tematiche sotto la lente della chiamata dal titolo “Collocare il lavoro e la logistica nell’economia globale. Condizioni d’impiego, conflitti e nuove sfide”, indirizzata a coloro che si occupano di studi sociologici e affini; con l’obiettivo di realizzare un numero monografico, dedicato alla logistica, per la rivista Sociologia del lavoro, ed. FrancoAngeli.  Le esigenze, le modalità e i dettagli dietro la produzione di questa Special Issue spiegati in un’intervista con Andrea Bottalico, ricercatore presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e curatore insieme a Jörg Nowak – Universidade de Brasilia, Brasile – della call for papers. 

Come nasce la necessità di avviare questo tipo di indagine?

Da tempo gli studi sulla logistica sono al centro dell’attenzione di sociologi e sociologhe del lavoro e dell’economia; nel corso degli anni, sono state prodotte indagini empiriche rilevanti in Italia e all’estero, che hanno contribuito al dibattito scientifico e alla comprensione di fenomeni sempre più complessi e intrecciati tra loro. Molti studi hanno problematizzato dinamiche che spesso vengono date per scontate: pensiamo all’organizzazione del lavoro, alle forme della rappresentanza collettiva, ai conflitti e alla repressione sindacale in questi anni lungo l’intera catena del trasporto merci; ma anche al ruolo delle piattaforme digitali, alle caratteristiche del mercato, al rapporto tra produzione e logistica. 

La logistica non è soltanto un servizio subordinato alla produzione, si tratta di un settore economico ad alta intensità di lavoro e per questo motivo la rivista scientifica Sociologia del Lavoro ha deciso di occuparsene attraverso un numero monografico. 

In questo modo favoriamo la possibilità di far dialogare contributi capaci di analizzare con rigore scientifico i cambiamenti e i rapporti che interessano il comparto. 

L’indagine nasce anche dall’idea di alimentare ulteriormente il dibattito, infatti crediamo che, nonostante la proliferazione di studi rilevanti sulla logistica, manchi ancora qualcosa: per esempio, abbiamo la sensazione che la definizione di questo settore non sia chiara e riteniamo che le mobilitazioni avvenute negli ultimi anni in Italia non abbiano avuto la giusta attenzione da chi si occupa di relazioni industriali. Pensiamo sia opportuno favorire maggiore interdisciplinarità, ma anche più chiarezza rispetto ad alcuni fenomeni emersi all’indomani dell’emergenza sanitaria; occorre capire meglio il mercato del lavoro logistico in costante evoluzione. Ci sembra rilevante concentrare l’attenzione sul conflitto capitale – lavoro nel settore logistico, sforzandoci di non trascurare nulla e di non ridurre la complessità. Un approccio del genere non può che favorire esigenze di studio, approfondimento, confronto e ricerca costanti: proprio da questo emerge la necessità di eseguire un’indagine di questo tipo. I curatori di questa Special Issue si occupano da anni di questi temi e, anche a tal riguardo, hanno ritenuto opportuno promuovere un numero di Sociologia del lavoro interamente dedicato alla logistica. 

 

Qual è il target di riferimento? Chi può dare il suo contributo e come può farlo?

Per realizzare la Special Issue verranno selezionati 5-6 contributi, in italiano e/o in inglese, possono partecipare studiosi e studiose che si occupano di questi temi, qui è presente la call completa https://journals.francoangeli.it/index.php/sl/announcement. 

Gli articoli devono essere caricati entro il 15 dicembre 2023 sulla piattaforma informatica Open Journal Systems di FrancoAngeli, registrandosi come autori alla pagina http://ojs.francoangeli.it/_ojs/index.php/sl/index , e seguendo le istruzioni. L’articolo, redatto secondo le norme editoriali della rivista, potrà avere una lunghezza massima di 8mila parole. I pezzi correttamente formattati e caricati sulla piattaforma saranno sottoposti al processo di double blind peer review. L’idea è quella di pubblicare un numero monografico con contributi concettuali, etnografici e/o qualitativi/quantitativi, che forniscano una descrizione del sistema di governance della più ampia economia politica e dell’impatto dei recenti mutamenti sulle condizioni di lavoro in questo settore strategico dell’economia globale. I contributi possono includere temi come: condizioni di lavoro lungo le catene marittime e logistiche; impatto delle innovazioni tecnologiche, della digitalizzazione e dell’automazione sulla riorganizzazione del lavoro; forme di resistenza, conflitti e mobilitazioni sul luogo di lavoro; distorsioni, sfide e tendenze del mercato del lavoro nella logistica; ecc.

 

Tra gli obiettivi è presente un punto dedicato alle conseguenze dell’automazione nel mondo del lavoro: qual è il suo pensiero riguardo alla disoccupazione tecnologica?

È evidente alla maggior parte di coloro che si occupano di studi del lavoro, non solo di logistica, che l’idea della rivoluzione tecnologica e l’intelligenza artificiale a sostituzione degli uomini sia del tutto infondata. Anche quando il lavoro non si vede, in realtà c’è: ad esempio, al porto di Rotterdam, nel terminal container fully automated Masvlakte II, gestito dalla Maersk, il lavoro è nella control room ed è quello degli sviluppatori di software, non è più in banchina.  Al cuore dell’automazione resta il lavoro e, laddove è maggiormente presente, il ruolo e la responsabilità di chi deve gestire i processi complessi diventano ancora più decisivi. 

Il lavoro cambia, si assiste sempre più a una sorta di polarizzazione nel mercato: i settori con una crescita più rapida di ICT – Information and Communication Technologies – hanno spostato la domanda dai lavoratori con un livello di istruzione medio a profili altamente istruiti. L’informatizzazione ha sostituito i dipendenti a bassa qualifica nell’esecuzione di compiti di routine, integrando al tempo stesso funzioni astratte, creative, di problem-solving e coordinamento svolte invece da figure con una qualifica più alta. La comprensione dell’interazione tra tecnologia e occupazione richiede di pensare a qualcosa di più della semplice sostituzione: cambiano le competenze e le prestazioni, i profili professionali, la composizione della forza lavoro e i ritmi; quindi, ogni ipotesi di fine del lavoro per mezzo dell’avvento dell’automazione è comunque priva di senso. 

Se osserviamo il mercato di occupazione della logistica nel suo complesso, troviamo fenomeni molto interessanti che coesistono tra loro nella catena del trasporto merci: vediamo forme avanzate e sperimentali di automazione e innovazione tecnologica ma anche tanto lavoro manuale, fatto di muscoli oltre che di cervello. È vero, nel corso degli ultimi decenni, per via dell’automazione sono diminuiti i portuali nei porti, a fronte però di un aumento di lavoratori nei magazzini nei retroporti. Guardando al settore trasporto, secondo una recente indagine dell’IRU – Unione Internazionale dei Trasporti Stradali -, la carenza di camionisti su scala globale ha superato i due milioni e mezzo di unità, mentre in Europa si stima una penuria di almeno 380mila profili. 

Per rendere meglio l’idea: nei paesi presi in considerazione dall’indagine ci sono in totale venti milioni di disoccupati. Piuttosto che parlare di disoccupazione tecnologica, guarderei alle condizioni di lavoro che appartengono a questa categoria, spesso dure e poco dignitose, che comprendono bassa retribuzione rispetto agli alti livelli di stress e rischi a cui è sottoposta. 

Nel mese di settembre 2022, infatti, in sei giorni hanno perso la vita sei camionisti, un decesso sul lavoro su dieci è nell’autotrasporto e mediamente muore un camionista quasi ogni due giorni. È una prestazione pericolosa e, per inciso, si tratta di una forza lavoro che durante la pandemia non si è fermata mai.

 

Che tipo di aspettative ha sui risultati? Sia a livello di partecipazione, sia per quanto riguarda il quadro ottenuto.

Prevediamo di ricevere molti contributi da studiosi e studiose da tutto il mondo, che dovremo selezionare con criteri precisi e condivisi e, forse, occorrerà prendere scelte difficili. 

Ci aspettiamo di restituire un quadro rigoroso e molteplice, che non riduca la complessità dei fenomeni che intendiamo affrontare. Vogliamo dare un contributo al dibattito, produrre conoscenza facendo dialogare i temi, le persone, le ricerche rilevanti in corso.

Infine, che tipo di supporto possiamo dare in qualità di rivista di settore?

Una rivista di settore e una scientifica di discipline sociologiche hanno finalità diverse: la prima si occupa in maniera specifica di un argomento, la seconda è più attenta ai processi economici e del lavoro. Ritengo sia indispensabile uno sguardo trasversale che affronti le contraddizioni del settore e favorisca il dibattito interdisciplinare con onestà intellettuale; problematizzare i fenomeni e favorire uno sguardo critico. Non darei mai nulla per scontato. 

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