È stata coniata, come riporta Treccani, intorno al 1750 dall’economista Vincent de Gournay e deriva dal francese bureaucratie, parola composta da bureau (‘ufficio’) e dal greco kràtos (‘potere’). “Il potere dell’ufficio”, ovvero la oggi tanto temuta burocrazia, ha nel corso degli anni affievolito la sua connotazione neutra, assumendo un carattere polemico, più associato alle lungaggini e alla complessità che spesso accompagnano le pratiche amministrative. Lungaggini e complessità che, secondo l’analisi presentata da CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, pesano sulle aziende, ogni anno, per circa 313 ore lavorative, con un costo medio approssimativo di 9.210 euro. “Sono state numerose le semplificazioni realizzate nel corso degli anni” dicono da CNA, “Ma imprese e cittadini non avvertono il necessario cambio di marcia, la cattiva burocrazia rimane una foresta pietrificata che penalizza e frena il dinamismo delle imprese”.
Cento proposte per dare sprint
Una possibile soluzione per ridurre queste inefficienze, che impattano sul sistema imprenditoriale italiano per 43 miliardi di euro, con una incidenza sul PIL di 2 punti percentuali, arriva da un pacchetto di cento proposte di semplificazioni contenute nel VI Rapporto dell’Osservatorio CNA Burocrazia. Proposte che, come affermato dall’associazione di categoria, “non si limitano a segnalare lacci e ostacoli, offrono la soluzione operativa senza pregiudicare le necessarie tutele o abbassare il livello dei controlli puntando a migliorare il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione”. Secondo la stima fatta dal Centro studi della Confederazione, molte delle ricadute positive delle semplificazioni coinvolgerebbero non solo i 29 settori di riferimento per la CNA, ma l’intera platea imprenditoriale. Queste misure contribuirebbero ad abbassare da 313 a 263 ore il tempo dedicato alle pratiche burocratiche e da 9.210 a 7.751 euro il costo medio, con un risparmio annuale di 50 ore e quasi 1.500 euro a impresa. Numeri che si traducono in una riduzione di 7 miliardi di euro di costi burocratici che, secondo il report, potrebbero essere reinvestiti per favorire la crescita delle imprese.
Una “selva di autorizzazioni” dietro l’insegna
È il primo punto di contatto visivo tra il negozio e i potenziali clienti, che serve a identificare l’attività, fornisce informazioni e attira l’attenzione delle persone: l’insegna di esercizio non è solo un modo per segnalare la presenza, attuale o futura, di una azienda, ma può rappresentare anche un elemento chiave della strategia di marketing. Tuttavia, secondo CNA, l’iter per la sua affissione rappresenta una vera e propria “selva di autorizzazioni”. Quale il problema principale? “La disciplina per l’autorizzazione al posizionamento di cartelli, insegne di esercizio e altri mezzi pubblicitari coinvolge numerosi enti locali e spesso si traduce in gravose perdite di tempo e risorse”. A seconda della zona e della regione, gli enti coinvolti possono arrivare a otto, con tempi d’attesa che variano. Si va da 30 a 60 giorni nel caso più semplice, per una richiesta in zona semicentrale, in cui a essere chiamati in causa sono comune o SUAP, fino ad arrivare a 90-120 nel caso più ostico, in cui l’installazione sia destinata a una zona tutelata. In questo caso, la richiesta avviene tramite autorizzazione paesaggistica e il numero di enti di riferimento aumenta: comune; soprintendenza (se il vincolo è storico-artistico); regione (se il vincolo è paesaggistico); ANAS (se presente una strada statale); ente parco o riserva (se in area protetta). Sabbie mobili da cui, per CNA, si potrebbe uscire più rapidamente consentendo “l’installazione delle insegne con una semplice SCIA, definendo un quadro chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando disparità tra i comuni”.
Appalti, semplificare per migliorare
Tra le diverse occorrenze evidenziate nel Rapporto dell’Osservatorio CNA, tra le pratiche migliorabili c’è anche quella sulla piattaforma appalti. Sono oltre 50 i sistemi a cui le aziende devono accreditarsi e il problema evidenziato dalla Confederazione è che gli operatori economici sono costretti a monitorare ciascuno di essi. Ipotizzando una spesa approssimativamente di 200 euro, tra moduli e documenti, e una media compresa tra una e due ore su ciascuna piattaforma, una piccola impresa che si iscrive a 25 portali deve sostenere costi fino a 5 mila euro, dedicando 5 giorni lavorativi e altrettanti di formazione. Quale la soluzione proposta? Una piattaforma unitaria, con un registro unico dei fornitori accreditati. Il risultato? Un risparmio di costi e tempi che sfiora il 70 per cento. “La semplificazione amministrativa e normativa” afferma il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, “È la principale riforma che serve al Paese, alle imprese, ai cittadini e alla stessa pubblica amministrazione. Semplificare” sottolinea ancora, “Non significa ridurre controlli e tutele, al contrario rendere più trasparente il rapporto con il sistema burocratico a tutti i livelli assicura una maggiore efficacia delle norme. CNA con l’Osservatorio Burocrazia offre un contributo al decisore politico nella consapevolezza che il processo di semplificazione è un motore che non si deve mai arrestare.
Le cento proposte che presentiamo si possono realizzare rapidamente senza pesare sui conti pubblici, con consistenti benefici” conclude Costantini, “Per l’intero sistema economico italiano”.
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