Forte dei suoi quasi 100 anni di storia il Gruppo nato in Germania nel 1927 e presente nel mondo attraverso 23 filiali, tra cui una italiana, prosegue nella sua corsa alle innovazioni. A presentare le ultime novità della multinazionale è Stefano De Paolis, Managing Director di HOPPECKE Italia

Un futuro a cui guardare con fiducia, forte di quei traguardi conquistati in quasi 100 anni di esistenza: il Gruppo HOPPECKE-INTILION, costruttore di sistemi di accumulo di energia elettrica per applicazioni industriali ed energy storage, ha inaugurato il nuovo decennio con numerose novità a livello internazionale e italiano. A presentarci il mondo HOPPECKE è Stefano De Paolis, Managing Director di HOPPECKE Italia, una delle 23 filiali del Gruppo. Costituita nel 1989, la società assembla, distribuisce e commercializza le soluzioni HOPPECKE, rivolgendosi alle esigenze specifiche del mercato italiano.
In Italia HOPPECKE ha inaugurato una sala ricariche, come nasce l’idea?
Il nostro è stato un investimento importante dettato innanzitutto da esigenze normative: quando sono in carica le batterie emettono idrogeno che, se presente nell’aria ad alte concentrazioni, può provocare esplosioni. Questa è stata dunque l’occasione per fare una serie di interventi importanti: adibire una zona dedicata del capannone a sala carica e prove batterie, con separazione fra la sala batterie dotata di una quindicina di postazioni e la sala controllo con le relative apparecchiature (caricabatterie, scaricatori), perfettamente attrezzate con tutti i sistemi di controllo della temperatura, di aspirazione, indicatori di protezione e spegnimento automatico, segnali luminosi di operatività e allarme visivo e, ovviamente, prevenzione incendi. Sappiamo – o meglio, ipotizziamo, visto che non esistono dati certi, ma solo “rumour” del settore – che questa non è l’unica sala presente in Italia, ma di una cosa siamo sicuri: è una delle più innovative e avanzate; il nostro è un investimento di cui essere particolarmente orgogliosi. Guardando all’Europa, invece, sappiamo con certezza che ne esistono altre, tra cui un laboratorio della nostra casa madre, in Germania, ma non sono numerose: questo delle batterie è un comparto di nicchia, innovativo e molto specializzato.
Guardiamo al 2020: come è andato il mercato?
Occorre distinguere tra quello legato alle batterie di trazione per i carrelli e quello relativo agli altri tipi di batterie che abbiamo nel nostro portfolio, vale a dire quelle per il settore ferroviario e stazionario. Per quanto riguarda questi due comparti, nonostante la pandemia, i risultati sono stati buoni; l’impiego in attività di medio e lungo periodo – reti elettriche di trasmissione, ad esempio – ha fatto sì che l’impatto del covid sia stato relativo. Per quanto riguarda le batterie a trazione legate alla logistica, abbiamo notato ripercussioni a ridosso dei cambi di DPCM; in occasione del primo, a marzo 2020, abbiamo avuto il rallentamento più marcato, a cui è seguito un livello di attività discreto, con alti e qualche basso, ma nonostante tutto il mercato ha tenuto bene. Per quanto ci riguarda, commercialmente stiamo spingendo e investendo molto, e questa strategia sta pagando: abbiamo avuto ottimi risultati rispetto ai competitors più immediati. In generale il mercato del 2020 non ha avuto una forte crescita ma, considerato il periodo e rispetto ad altri settori, non possiamo lamentarci.
Il covid ha fermato la vostra produzione?
No, noi rientravamo in quelle attività ATECO rimaste sempre aperte; nel rispetto di tutte le norme siamo andati avanti nella produzione, programmando al meglio la turnazione del lavoro in tutti i settori aziendali, usufruendo quando possibile dello smartworking. Ci siamo organizzati e questo sistema sta funzionando ancora oggi abbastanza bene. Le – numerose – riunioni le facciamo in videoconferenza e posso dire che questa situazione sta facendo emergere la facilità e l’immediatezza che l’incontro virtuale permette. Anche l’interlocuzione con casa madre è più semplice: basta un computer, senza il bisogno di mettersi in viaggio, e godendo di tutta una serie di vantaggi.
HOPPECKE è un’azienda quasi centenaria, quale è la peculiarità che la identifica al meglio?
L’azienda è stata fondata in Germania nel 1927 e da allora è restata nelle mani della stessa famiglia. Se dovessi descrivere una caratteristica che ha contraddistinto HOPPECKE in questi quasi cento anni d’esistenza, direi “l’attenzione alla qualità”. Mette sul mercato prodotti solidi, costruiti su basi stabili, nati da un attento controllo su tutta l’attività e che vengono via via migliorati nel tempo. Si fonda quindi su radici robuste, a livello finanziario e tecnico: anche la decisione di avere una presenza diretta in giro per il mondo, avendo sia una rete di propri dipendenti che commercializza il prodotto – che con casa madre ha rapporti costanti – sia una fatta di importatori e distributori, si rifà al modello tedesco.
Quali progetti per il futuro?
Ne abbiamo diversi, sicuramente alcuni vedranno protagonista INTILION, la consociata entrata a fare parte del Gruppo due anni fa, dedicata interamente allo sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti al litio per i settori trazione, ferroviario ed energy storage. Stiamo lavorando anche allo sviluppo di dispositivi che utilizzano la tecnologia del piombo puro, inizialmente destinati al comparto stazionario, per poi estendersi anche agli altri settori. Si tratta di prodotti con caratteristiche più performanti rispetto al piombo acido, rispetto a cui rappresentano una evoluzione. Sappiamo di non essere i primi a entrare in questo ambito, ma nemmeno gli ultimi e, forti delle nostre radici, vogliamo proporre anche in questo caso prodotti di qualità.



















