Dare una seconda vita agli scarti post-consumo e post-industriali per generare un imballaggio al 100 per cento ecosostenibile: è quanto si propone di fare Simpool, giovane startup lombarda. A presentarci il progetto è Angelo Mancuso, legale rappresentante dell’aziendaLo sviluppo sostenibile è una tematica sempre più sentita in ogni settore: molte sono le aziende che decidono di investire in prodotti e servizi sensibili all’impatto ambientale che producono. A parlarci di GreenyPack e del mondo Simpool è Angelo Mancuso, legale rappresentante della realtà brianzola dedita all’economia circolare.
Chi è Simpool?
Siamo una start-up innovativa nata nel 2018 da un gruppo di manager e imprenditori sulla base di un bagaglio di esperienza molto eterogeneo. L’azienda è il frutto di una forte conoscenza nel settore della logistica e nella gestione degli imballaggi terziari (nel mio caso manager in CHEP e direttore generale di Nolpal) e il desiderio di realizzare un progetto indipendente e internazionale nella reverse logistics.
Non solo vendita e noleggio, ma servizi ad alto valore di innovazione e sostenibilità nell’accezione più generale del termine: economica, sociale e ambientale.
Se potessimo definire il vostro progetto con un sostantivo, quale sarebbe?
Posso usarne tre? Sostenibilità, innovazione e massimizzazione nel pooling: Simpool è proprio l’acronimo di ciò. Se invece dovessi scegliere solo un sostantivo direi semplicità, perché siamo in grado di semplificare processi logistici complessi. Ciò ci consente di servire con la stessa efficacia sia GDO, sia IDM e 3PL, con un bacino di utenza trasversale e a tutti i livelli. Per farlo utilizziamo una serie di tool informatici personalizzabili sulle caratteristiche uniche di ogni cliente e messa a disposizione di tutti i nostri stakeholder – dal cliente, al partner e al fornitore, passando per il magazziniere e il manager del controllo di gestione fino all’amministratore delegato – così da tenere sotto osservazione, implementare e monitorare congiuntamente tutte le fasi e condividere i risultati con loro in ogni momento.
Cos’è GreenyPack?
E’ la nostra linea di imballaggi terziari totalmente riciclati e ottenuti dalla trasformazione dei rifiuti poliaccoppiati, e che in questo periodo ha avuto una grande risposta di interesse e applicazione essendo il tema della plastica riciclata sulla bocca di tutti. L’idea alla base è realizzare pallet altamente performanti con quello che oggi è scarto, non usando plastica vergine. Realizziamo così imballaggi più resistenti e durevoli rispetto ai bancali in legno più diffusi, più leggeri (19 rispetto ai 22 / 25 chili di un europallet), e con capacità statica e dinamica tripla rispetto alla piattaforma classica: un Greenypack ha portata statica di 6.000 chili, dinamica di 2.000, su rack 1.500 chili certificati.
Inoltre sono più igienici, un aspetto non trascurabile considerando il periodo difficile che stiamo affrontando. Per costruire i nostri bancali recuperiamo rifiuti e scarti di produzione attraverso partner con i quali portiamo avanti iniziative ambiziose che mettono le aziende in condizione di non generare più rifiuti, ma di trasformarli in nuova energia per il proprio business.
Come? Attraverso il processo di densificazione si genera un sottoprodotto che impieghiamo per costruire la linea di imballaggi da dare a noleggio all’industria stessa. In un circolo virtuoso che tende all’infinito.
Possiamo definirlo come l’imballaggio che fa bene all’ambiente?
Assolutamente sì. Questo tipo di imballaggi, indipendentemente dalla linea Greenypack di Simpool, sarà quello del prossimo futuro. C’è molta attenzione a questo approccio green in tutti i segmenti, da quello manifatturiero a quello della GDO, che si sta dimostrando molto interessato alla nostra offerta.
Come Simpool cerchiamo di guardare sempre oltre la montagna, attraverso obiettivi ambiziosi ma sotto la spinta di un notevole interesse e riscontro commerciale riguardo alle nostre idee. Ad esempio lo scorso anno abbiamo avviato il primo progetto pilota con Bayer Italia, premiato al Logistico dell’anno 2019, mentre quest’anno siamo tra i finalisti al Best Packaging 2020 promosso dall’Istituto Italiano dell’Imballaggio.
Quali sono i progetti immediatamente futuri e quelli a lungo termine?
Attualmente stiamo portando avanti diversi progetti con multinazionali, come la casa di moda Vivienne Westwood, Flint Group, attivo nel settore della stampa, mentre in Italia collaboriamo anche con GLS. Unitamente alla formula di noleggio (pay-per-use) forniamo loro un tool informatico utilizzabile da tutto il network: stiamo cercando veramente di fare rete in maniera trasversale. Inoltre siamo impegnati nel rendere l’imballaggio al 100 per cento parlante e intelligente: oltre all’inserimento di sistemi RFID, stiamo studiando la soluzione migliore per dotare ogni pallet di una carta d’identità, tracciabile e rintracciabile, da cui possiamo conoscere la storia dell’imballaggio e del prodotto trasportato. Da quali rifiuti nasce? A chi appartenevano? Dal numero di lotto possiamo avere tutta una serie di informazioni importanti usufruibili da più utenti.
Possiamo quindi trovare i vostri prodotti e servizi non solo in Italia, ma anche all’estero?
Simpool nasce con l’idea di affacciarsi in Italia e in Europa. Abbiamo iniziato con progetti pilota in Italia perché il management è italiano e quindi avere il controllo immediato di quello che si fa, soprattutto quando si parla di innovazione, è fondamentale. Ma il modello è facilmente esportabile e applicabile in Europa e nel mondo, anche grazie al nostro partner Poolback SA, che ha sede a Madrid. Pensiamo alla Cina, il primo produttore di rifiuti del mondo: l’approccio di recupero delle materie plastiche è di interesse primario per quel mercato, così come lo può essere per quello nordamericano. E’ importante, in questa ottica di sviluppo, riuscire ad avere al nostro fianco partner affidabili, così da contare anche su una iniezione di risorse e non fare affidamento solo sulle nostre.



















