Cari lettori,
con la seguente, purtroppo siamo a darvi una triste notizia.
Il nostro settore perde un grande uomo, una pietra miliare, una persona che ha
segnato un’epoca nel mondo dei muletti: Giulio Bonicalzi.
Tanti di voi, probabilmente, lo conosceranno grazie alla sua tanto amata
azienda, la Vignola Carrelli Trading.
Chi lo conosceva veramente bene ci ha chiesto di far arrivare a tutti voi questa
lettera in suo onore affinché poteste capire chi davvero era Giulio.
A Giulio
Ciao Giulio,
anzi…ciao Capo,
in questo periodo estremamente difficile per tutti noi, con città e paesi deserti e
battaglie da affrontare tutti i giorni, oggi – 14 aprile 2020 – siamo qui ad affrontare
la battaglia più dolorosa: la perdita di un grande uomo e, soprattutto, di un amico.
Un amico di tutti, generoso e leale e, ultimo ma non meno importante, un
grandissimo Capo.
Le nostre strade si sono incontrate dodici anni e due mesi fa, nel lontanissimo 14
febbraio del 2008. Strano, vero? Proprio il giorno di San Valentino, il giorno degli
innamorati.
E, come la tradizione vuole, fu davvero la nascita di un grande amore!
Io arrivavo da una multinazionale e ricordo il nostro incontro come se fosse ieri: mi
sono presentato davanti alla tua scrivania sommersa di carta, con in mano un
bellissimo curriculum vitae, ricco di dettagli e ben impaginato (ci avevo messo ore a
prepararlo!) ma te hai tolto lo sguardo per alcuni secondi dal tuo computer e mi hai
detto: “Il Curriculum? E cosa me ne faccio? Vieni, ti faccio vedere l’officina!”.
Il colloquio si è concluso davanti ad una pinta di birra con un tuo “Ok, per me vieni
quando vuoi!”
Ricordo che a casa mi hanno preso per matto quando decisi di abbandonare una
grande azienda per lavorare in una “piccola” realtà, ma loro non avevano percepito
la cosa più importante di quella scelta: l’armonia, l’amore e la tranquillità che si
respirava in quella “piccola” azienda.
Dopo poche settimane che ero entrato a far parte del GRANDE Gruppo Vignola, ci
sono stati dei piccoli scontri e ricordo che tu hai subito indetto una riunione per
chiarire i diverbi.
Io, che di riunioni aziendali ne facevo ogni tre mesi, pensavo alla solita occasione
noiosa dove si presentavano i bilanci ecc., ma solo dopo cinque minuti dall’inizio mi
sono accorto che non era una riunione, ma solo uno sfogo, come quello di un padre
che cerca di riportare il sereno tra i sui figli.
Sì, proprio così! Eri un papà che leggeva quei fogli scritti a mano da te la sera prima,
con gli occhi lucidi.
A quel punto ho capito che non ero parte di una “grande” azienda, ma molto, molto
di più: ero parte di una GRANDISSIMA FAMIGLIA dal Grande Cuore, il tuo!
Quelle parole non mi sono mai uscite dalla testa.
Da quel momento sono passati dodici lunghi anni di lavoro – e non solo -, hai sempre
creduto in tutti noi e, come un papà, ci hai sempre voluto bene, ti sei sempre
preoccupato per noi e per le nostre famiglie, soprattutto quando le cose non si erano
messe bene a causa della crisi economica.
Sono stati dodici anni bellissimi, in cui lavorare era una sensazione piacevole, grazie
anche alla tua presenza. Insomma, si usciva di casa per entrare in un’altra casa.
Oggi è un giorno tristissimo.
È tutto il giorno che ti penso e nel silenzio del mio paese mi sembra di sentire la tua
voce…
Rimarrai sempre nella mia testa e nel mio cuore.
Con questo ti mando un grosso “CIAO CAPO!”
Dal tecnico e grande amico,
Luca



















