Il settore dei carrelli elevatori è in continua espansione e tante aziende hanno deciso di ampliare il proprio portfolio prodotti inserendo anche il ramo del movimento terra. Ne è un esempio Carrelli Elevatori Service S.r.l. — azienda con quartier generale a Sassari, nel nord Sardegna — che sceglie di offrire ai propri clienti il comparto della movimentazione pesante e movimento terra. Abbiamo intervistato Barbara Cabras, rappresentante commerciale della società, che racconta come è arrivata in questo settore ancora ad alta prevalenza maschile e come il suo essere donna abbia inciso, e incida tuttora, nel suo lavoro quotidiano
Perché la scelta di lavorare in questo settore?
Rispondo con, a mia volta, una domanda: esiste una ragione per cui non avrei dovuto sceglierlo? Chiaramente, no, non esiste. Paure e pregiudizi non mi spaventano. Sono arrivata nel mondo del carrello elevatore in maniera totalmente casuale. Vengo da un ventennio di vendita al dettaglio ma, poco prima del covid, l’azienda per cui lavoravo non mi riusciva più ad offrirmi le certezze di un tempo. Ho avuto modo di conoscere una persona che mi ha spronato a lavorare in un settore totalmente inesplorato per me, completamente diverso da ciò che vivevo, assicurandomi che sarebbe stata una sfida che mi avrebbe cambiato la vita. E, in effetti, così è stato. Carrelli Elevatori Service mi ha accolta a braccia aperte, formandomi in maniera minuziosa in un settore costantemente ricco di novità e sfortunatamente, per ora ad altissima prevalenza di soli uomini. Sia il cliente a cui ci si rapporta, sia i colleghi sono al 90 per cento di sesso maschile, e la mia “entrata da rappresentante” non è stata sicuramente semplice: sessismo e pregiudizi mi aspettavano. “È una donna, cosa può comprenderne di motori?”, sminuendo la mia figura professionale durante la trattativa. Ma io, in modo caparbio e coraggioso, mi impegno a dimostrare il contrario e, da cinque anni a questa parte, sono diventata la prima rappresentante di carrelli elevatori e MMT in tutta la Sardegna.
Quanto è importante la formazione?
Credo per nessuno esista un “traguardo a 360°”, il settore è in continua evoluzione e bisogna sempre rimanere aggiornati sulle innovazioni, senza sentirsi “arrivati”. Servono diversi anni per acquisire una conoscenza consolidata, sia generale che tecnica. Per quanto mi riguarda, dopo cinque anni, mantengo ancora intatta la voglia di crescere e migliorarmi, e in questo arco di tempo sono riuscita a ottenere qualche soddisfazione, portando a casa vendite significative — rapportate al volume d’affari nel territorio sardo —, tra cui la fornitura di una “discreta” pala gommata a un grosso cliente del comparto zootecnico. Anche in questo caso, la formazione e il gioco di squadra con i colleghi degli altri reparti hanno giocato un ruolo fondamentale. Conoscere la macchina, sapere a quali agevolazioni si possa accedere, capire le esigenze del cliente così da consigliarlo al meglio non avendo come obiettivo solo la trattativa immediata, ma ragionando con uno sguardo aperto e orientato anche al futuro sono elementi che fanno la differenza e funzionano da ago della bilancia. Ecco perché non smetto mai di leggere, chiedere a chi sa più di me, informarmi. Chi si ferma è perduto.
Consiglieresti questo settore ad altre donne?
Assolutamente sì, specialmente a quelle donne che, come me, non si lasciano intimorire dalle sfide, ma anzi, provano ad alzare, sempre più in alto, l’asticella dei propri obiettivi. Questo è sì un lavoro stancante — ma ne esiste uno che, se fatto con dignità e attenzione, non lo sia?— , ma allo stesso tempo soddisfacente, remunerativo e, spesso, divertente. Vivere in un settore composto per lo più da uomini significa lavorare il doppio, in alcuni casi, anche il triplo, per mostrare il proprio valore. Ma questo non mi spaventa e ho provato sulla mia pelle che, quando riesci a superare la barriera della diffidenza e del pregiudizio, vieni accolta e trattata “alla pari” di un uomo. L’esperienza è stata così positiva da essermi guadagnata il ruolo di apripista e, dallo scorso dicembre, ho iniziato a formare una nuova collega, andando ad accrescere la “quota rosa” in azienda e nel mondo del material handling e della movimentazione terra. Cosa mi riserverà il futuro? Spero ancora numerose soddisfazioni: guadagnarsi, col proprio lavoro e competenze, il rispetto di un settore così esigente è, come diceva una pubblicità di qualche tempo fa, “priceless”. Per tutto il resto… con fatica e dedizione arriverò a tagliare traguardi sempre più ambiziosi.
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