Troppo spesso i notiziari riportano casi di cronaca in cui la tragedia raccontata si è consumata nel luogo di lavoro. Un macchinario che si inceppa, una mancata manutenzione o la disattenzione del singolo: un susseguirsi di elementi che la maggior parte delle volte portano a un infortunio ma a volte anche al triste epilogo di una vita stroncata. Tanti gli interrogativi che seguono dopo questi tragici eventi, ci si chiede se si sarebbero potuti evitare, magari con solo qualche piccola, ma importante, accortezza in più.
Un’analisi sui dati nazionali forniti dall‘INAIL, relativi al primo trimestre 2023, e sull’andamento delle politiche approvate dall’International Labour Organization – ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro -, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Nel dettaglio
Per non lasciare spazio a percezioni, talvolta soggette a influenze di vario tipo, è bene dare uno sguardo oggettivo all’andamento nazionale.
L’INAIL ha pubblicato i dati preliminari nel report del primo trimestre del 2023: solo nei primi tre mesi, le denunce di infortunio con esito mortale sono state 196, contro le 189 dello stesso periodo dell’anno precedente. In aumento anche le denunce di malattia professionale: ben 18.164. Si tratta del 25,1 per cento in più rispetto al trimestre di riferimento del 2022, in cui si contavano 14.517 segnalazioni.
Solo i casi di infortunio sono diminuiti del 25,5 per cento: entro il mese di marzo sono state presentate 144.586 denunce, contro le 194.106 precedenti.
Proprio in merito a queste tematiche, nel giugno del 2022 si è svolta l’International Labour Conference, la conferenza annuale che definisce le politiche generali dell’ILO, nel corso della quale l’ambiente lavorativo sicuro e salubre è stato riconosciuto come principio e diritto fondamentale del lavoro.
L’andamento del 2023
L’International Labour Organization ha fatto il punto della situazione in merito allo stato dell’OSH – Occupational Safety and Health -, in italiano SSL – Salute e Sicurezza sul Lavoro -, in un report, su base internazionale, articolato in sei punti. L’obiettivo del documento è quello di riportare lo stato di avanzamento di alcune delle attuazioni presenti nelle convenzioni n°155 e n°187.
La prima definisce le azioni necessarie a livello aziendale e nazionale per raggiungere gli standard di SSL; la seconda promuove la cultura preventiva con l’obiettivo di ottenere progressivamente un ambiente sicuro e salubre, definendo elementi e funzioni della politica nazionale, discutendo il monitoraggio e la valutazione della SSL. A marzo 2023, di 187 stati che fanno parte dell’ILO, 76 di questi hanno approvato la convenzione 155, mentre la numero 187 è stata ratificata da 59 paesi. Solo 39 stati, tra cui l’Italia, hanno aderito ad entrambe le convenzioni.
Sei principi per garantire un lavoro sicuro
Avere un ambiente sicuro e salubre è un diritto inalienabile di ciascun lavoratore. In questa direzione si può e si deve ancora fare tanto, come indicano i sei punti del documento redatto dall’ International Labour Organization.
- Un’autorità o un corpo responsabile per la SSL
Questo principio è stabilito dall’articolo 4 della convenzione n°187, in cui viene richiesto di definire un organo che sia responsabile per la salute e la sicurezza sul lavoro, mentre nell’articolo 11 della convenzione n°155 vengono stabilite le funzioni del corpo costituito. Secondo l’ILO, quasi tutti i membri appartenenti all’Organizzazione hanno definito un’autorità responsabile della SSL e l’87 per cento di questi ha collocato l’organismo nel proprio Ministero del Lavoro o in enti analoghi.
- Organismo nazionale tripartito di SSL
Circa il 79 per cento degli Stati membri dell’Organizzazione ha aderito a questo principio, richiesto dalla convenzione n° 187. Inoltre, tutti i paesi che fanno parte dell’Asia Occidentale e Orientale, dell’Europa Occidentale, Orientale e Settentrionale hanno costituito un organismo nazionale tripartito per la SSL. Generalmente questo organo è composto da un rappresentante del governo e da un numero uguale di rappresentanti dei datori di lavoro e lavoratori. A volte viene ampliato con associazioni di SSL o istituti accademici. Tra i compiti dell’organismo, rientrano gli incontri regolari per consultazioni e le revisioni periodiche a livello regionale e/o locale.
- Un quadro giuridico in materia di SSL
Avere un decalogo chiaro e preciso su quali siano i diritti di lavoratori e datori di lavoro permette loro di poter agire in piena sicurezza e legalità. Sono dieci i principi fondamentali che, secondo l’ILO, un quadro giuridico di questo tipo deve rispettare: questi punti spaziano dalla prevenzione, alla gestione della SSL nel luogo di lavoro, passando per le sanzioni, fino ad arrivare ai diritti dei lavoratori. Il 68 per cento degli Stati membri sono protetti da conseguenze indebite se si allontanano da situazioni pericolose: di questi paesi, l’85 per cento appartiene alla fascia di reddito alta, il 79 per cento a quella medio – alta. Il 73 per cento degli Stati membri prevede disposizioni legislative nazionali per l’istituzione di comitati per la SSL sul posto di lavoro.
- Una politica nazionale in materia di SSL
Anche questo punto è richiesto dalla convenzione 187 con l’obiettivo di promuovere un ambiente di lavoro sano. Il 47 per cento degli Stati membri ha attuato questo principio, il 26 per cento di questi è un paese a basso reddito.
- Un programma nazionale di SSL
Consiste in un piano di lavoro con obiettivi da raggiungere nel medio termine, target e indicatori di progresso. Il 34 per cento degli Stati membri ha un programma di questo tipo, l’83 per cento di questi, oltre al programma, rispetta anche il principio precedente.
- Un sistema nazionale di registrazione e notifica degli infortuni e delle malattie
Considerato essenziale per individuare cause, rischi e sviluppare misure di prevenzione, questo tipo di sistema è stato adottato da 171 membri su 187. Sebbene il numero di Stati che hanno attuato questo punto sia molto alto, solo il 41 per cento di questi ha fornito all’ILO i dati ottenuti negli ultimi cinque anni.



















