PMI: micro, piccole e medie imprese. Chi sono?

In occasione della giornata mondiale delle PMI, ossatura dell’economia italiana, scopriamo insieme cosa si intende con questo acronimo secondo la Commissione europea il Decreto ministeriale

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 “Le microimprese e le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono il motore dell’economia europea. Sono una fonte essenziale di lavoro, generano spirito imprenditoriale e innovazione nell’UE e sono quindi essenziali per favorire la competitività e l’occupazione”. Le parole di Günter Verheugen, passato membro della Commissione europea responsabile per le Imprese e l’industria, pongono l’accento sull’importanza che le aziende con meno di 250 lavoratori hanno per l’economia del Vecchio continente. E proprio nell’Europa del mercato unico senza frontiere interne si rivela essenziale la necessità di avere una definizione comune delle PMI, così che, in caso di richiesta di misure economiche a favore delle aziende, tutti concorrano “ad armi pari”, limitando le distorsioni della concorrenza. Con questo spirito sono state emanate la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione europea del 06 maggio 2003 e il successivo decreto del Ministro delle attività produttive italiano del 18 aprile 2005.

DEFINIZIONE

Viene considerata un’ impresa ogni “entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica”. In particolare, prosegue la raccomandazione della Commissione europea, “sono considerate tali, le entità che esercitano un’attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che esercitino un’attività economica”.

La categoria delle micro, piccole e medie imprese, conosciuta anche con l’acronimo di PMI, è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non superi i 50 milioni di euro oppure il cui bilancio annuo totale non sia maggiore di 43 milioni di euro.

All’interno di questa macro definizione occorre fare due ulteriori distinguo: ci si riferisce a una microimpresa nel caso in cui l’impresa abbia nel proprio organico meno di 10 persone, arrivando a realizzare un fatturato o un totale di bilancio annui non superiore a 2 milioni di euro, mentre viene definita piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone, realizzando un fatturato o un bilancio annui che non superi 10 milioni di euro.

Come specificato nel decreto ministeriale, i due requisiti, ossia fatturato e bilancio, sono cumulativi, vale a dire che entrambi devono sussistere.

TIPI DI IMPRESE.

A seconda delle relazioni intercorrenti, le imprese vengono inquadrate come autonome, collegate e associate.

Sono quattro le occasioni in cui una PMI può essere qualificata come collegata: in caso in cui un’altra impresa disponga della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria o possieda voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria; quando un’altra, in base ad accordi con altri soci, controlli da sola la maggioranza dei diritti di voto e, infine, nell’eventualità in cui un’altra impresa abbia il diritto, in virtù di un contratto o di una clausola statutaria, di esercitare un’influenza dominante. E’ considerata collegata anche l’impresa controllata da una o un gruppo di persone fisiche che agiscono di concerto, esercitando la loro attività o una parte di queste, sullo stesso mercato in questione o su mercati contigui (ossia il mercato di un prodotto o servizio situato direttamente a monte o a valle del mercato in questione).

Sono definite associate le PMI in cui un’impresa detenga, da sola oppure insieme a una o più collegate, il 25 per cento o più del capitale o dei diritti di voto di un’altra impresa. Tuttavia, la quota del 25 per cento può essere raggiunta o superata senza determinare questo status, in presenza di specifiche categorie di investitori: società pubbliche di partecipazione, di capitale di rischio, gruppi o persone fisiche esercitanti regolare attività di investimento in capitale di rischio che investono fondi propri in imprese non quotate (a condizione che il totale collocato in una stessa impresa non superi 1.250.000 euro), università o centri di ricerca pubblici e privati senza scopo di lucro, investitori istituzionali, enti pubblici locali con bilancio annuale inferiore a 10 milioni di euro e meno di 5.000 abitanti.

Sono riconosciute con lo status di autonome le imprese non collegate o associate; si tratta del caso più frequente.

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