Leuze: Pionieri. Ieri. Oggi. Domani

Non più Leuze eletronic ma solo Leuze; l’azienda specializzata in sensori per l’automazione industriale cambia nome ma non le sue ambizioni. Ci parla di questa trasformazione Ulrich Balbach, CEO dell’azienda

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Nata in Germania negli anni Sessanta, l’azienda nel corso degli anni si è conquistata il consenso di una vasta clientela: dal 2020 non chiamatela più Leuze electronic, ma solo Leuze. Tuttavia non lasciatevi trarre in inganno, l’elettronica, soprattutto l’optoelettronica, continuerà a restare il cuore pulsante di Leuze.

A raccontare questo cambiamento e gli obiettivi futuri è il CEO, Ulrich Balbach.

Leuze ha recentemente cambiato l’immagine del suo marchio. Quali le ragioni di questo cambiamento?

Da oltre 50 anni Leuze sviluppa insieme ai clienti in tutto il mondo soluzioni di sensori, su misura per le loro esigenze e in un settore in costante evoluzione, all’insegna del leitmotiv “Il vostro successo è la nostra motivazione”. E il marchio Leuze è la promessa con cui vengono trasmessi i nostri valori, messaggi e le emozioni. La nuova immagine del brand trasmette determinazione e passione per il progresso e il cambiamento tecnologico.

L’azienda si chiama semplicemente “Leuze”. Non vi occupate più di elettronica?

No, naturalmente ci occupiamo ancora di elettronica, in particolare di optoelettronica. Quando l’azienda è stata fondata nel 1963, il termine ‘elettronica’ aveva un significato molto particolare, ora cambiato. Nessuno metterebbe in dubbio il fatto che dispositivi come i nostri sensori utilizzino l’elettronica, ma da un punto di vista pratico, ‘Leuze electronic’ è un nome piuttosto lungo che spesso è stato scritto in modo errato o comunque abbreviato in ‘Leuze’. Questi sono alcuni dei punti che ci hanno spinto a scartare ‘electronic’. Soprattutto, pensiamo che sia importante avere un’identità chiara.

Nella nuova immagine spicca anche la parola pionieri: quale messaggio cercate di trasmettere con questo?

Ci consideriamo tali per i nostri clienti e questo va ben oltre l’essere dei precursori. Quando abbiamo esaminato le nostre pietre miliari tecnologiche, abbiamo preso ancora più coscienza del fatto che siamo un’azienda innovativa da molti decenni, leader in termini di brevetti. Siamo stati antesignani in tanti modi, ma non sempre lo abbiamo comunicato. Ed è questo che vogliamo cambiare in futuro.

Ecco perché lo slogan completo è “Pio- nieri. Ieri. Oggi. Domani”. Giusto?

Esatto, vogliamo essere un faro e mostrare la strada; vale anche per i temi orientati al futuro come industria 4.0, IoT (Internet of Things) o IIoT (Indu-
strial Internet of Things). Per questo abbiamo riflettuto molto sulla costruzione di questo slogan: dimostra che guardiamo il quadro generale; abbiamo mantenuto questa promessa in passato – e possiamo dimostrarlo -, e continueremo a mantenerla anche in futuro.

Sembra molto ambizioso, ma come si fa a essere sicuri di rimanere un pioniere a lungo termine?

È un ruolo che cambia nel tempo: un pioniere di 40 anni fa non è lo stesso di oggi e naturalmente può avere un significato diverso domani o dopodomani. Purtroppo non posso prevedere il futuro, ma siamo un’azienda agile e rimarremo abbastanza flessibili da poterci sviluppare rapidamente e adattarci alle nuove esigenze. Lo slogan sottolinea il nostro ruolo di pionieri e la nostra adattabilità.

Aprire la strada a qualcun altro ha senso solo se la controparte è disposta a percorrerla; quali i vostri punti di forza?

Siamo un’azienda ad alta tecnologia, esperti in quello che facciamo e puntiamo a continuare sulla stessa strada, progettare tecnologie utili ai nostri clienti è ciò che chiamiamo innovazione. Siamo fieri anche di quello che riteniamo un altro punto di forza, vale a dire il know-how applicativo; progettiamo prodotti di facile utilizzo, non solo in termini di funzionamento per l’utente, ma anche con un design molto particolare.

Uno sguardo al futuro: su cosa si concentrerà Leuze nei prossimi cinque anni?

Da un punto di vista costruttivo, lavoreremo per ridurre i costi di produzione utilizzare altri materiali, osservare le linee guida potenzialmente nuove. Anche la sostenibilità e il riutilizzo, vale a dire progettare prodotti che si possano riciclare, saranno dei temi su cui concentreremo sempre più.

Particolarmente importante è la “comunicazione dei sensori”, vale a dire non solo la progettazione delle interfacce, ma tutto il processo legato ai dati: dalla raccolta all’analisi. Ci troviamo faccia a faccia con la tendenza (uno scontro che affonda le radici in tempi lontani) a rendere le cose sempre più piccole: un fattore che non va d’accordo col campo dell’optoelettronica.

Ecco perché continuiamo a raccogliere questa sfida e abbiamo sempre team di ingegneri che lavora sulla miniaturizzazione.

 

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