Il caro carburante preoccupa il settore trasporti, ne parliamo con ANITA

Il recente aumento dei prezzi di benzina, GPL e diesel sta causando rallentamenti e disagi nel comparto logistico. Muletti Dappertutto ha intervistato il presidente dell’associazione di categoria, Thomas Baumgartner

ANITA, caro carburante, geopolitico, conflitto Russia-Ucraina

Gli effetti dell’impennata dei prezzi del carburante colpiscono il settore dei trasporti e, con un nuovo scenario alle porte, aumentano le preoccupazioni del comparto. Per fare luce sulla questione, Muletti Dappertutto si è affidata ad ANITA – Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici, fondata nel 1944 e che oggi conta oltre 1.700 imprese affiliate -, con un’intervista al presidente Thomas Baumgartner.

Uno dei problemi che sta affliggendo ultimamente il settore dei trasporti è l’aumento del costo del carburante: quali sono le cause?
Il rincaro del prezzo del carburante è innanzitutto figlio della crisi innescata dal Covid-19. Le limitazioni imposte alle attività economiche e ai movimenti delle persone hanno determinato un forte calo della domanda di materie prime energetiche, e di conseguenza, dei loro prezzi. I Paesi esportatori di petrolio hanno concordato tagli alla produzione su scala globale, con l’obiettivo di ridurre progressivamente le scorte presenti sul mercato e sostenere i prezzi verso un recupero dei valori precrisi. Con l’allentamento delle misure di contenimento della pandemia si è registrata una veloce ripresa economica, che ha spinto l’aumento della domanda di materie prime energetiche a cui però non ha fatto seguito un incremento adeguato della loro offerta, generando un marcato rialzo dei prezzi. Alla base dei rincari, ci sono poi i fattori geopolitici. La fornitura di petrolio e di gas è concentrata nelle mani di pochi Paesi che hanno sfruttato la loro posizione monopolistica, esercitando pressioni geopolitiche e rallentando le catene di fornitura globali. Questo espone soprattutto i Paesi più dipendenti dalle importazioni di materie prime energetiche, come l’Italia, e i settori più energivori, come quello dei trasporti, alle spaventose fluttuazioni dei prezzi.

 

Si può parlare di incremento massimo storico nell’ultimo periodo per benzina, GPL e diesel? Quali sono le conseguenze per i trasportatori?

I costi per l’approvvigionamento di carburante rappresentano circa il 30 per cento dei costi totali di un’impresa di autotrasporto. È evidente, come un aumento così significativo dei costi del gasolio comporti considerevoli difficoltà di gestione, soprattutto per le piccole e medie imprese del nostro Paese, che di fatto rischiano di non poter andare avanti in queste condizioni, causando un danno economico gravissimo per l’intero settore.

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Il presidente di ANITA, Thomas Baumgartner

Secondo voi, quali strategie possono essere messe a punto nel breve e nel lungo termine?
Credo che il Governo abbia l’obbligo di garantire la tutela delle imprese italiane, a maggior ragione se consideriamo il peso specifico del settore dell’autotrasporto per l’economia nazionale. In questo senso, accogliamo positivamente le misure aggiuntive destinate al settore dell’autotrasporto, pari ad oltre 80 milioni di euro, annunciate dalla viceministra Bellanova nell’incontro con le associazioni avvenuto lo scorso 24 febbraio e l’avvio di un tavolo delle regole, a cui parteciperanno le confederazioni della committenza, col compito di lavorare su una nuova regolamentazione del settore. Ritengo che questo tipo di iniziative poste in essere dalle istituzioni possano essere un primo importante passo verso la risoluzione della crisi.

Si parla tanto di transizione ecologica, può essere la scelta vincente?
ANITA si è sempre espressa a favore di un’evoluzione del settore dell’autotrasporto in chiave green, poiché riteniamo che un approccio di settore improntato alla salvaguardia dell’ambiente e all’utilizzo di veicoli meno inquinanti possa portare anche vantaggi economici ai diversi attori della filiera. Questo processo, però, richiederà inevitabilmente tempo e risorse considerevoli da investire da parte delle imprese per adeguare il parco veicolare agli standard previsti dal Green Deal europeo. A questo si dovrebbe anche aggiungere un piano di azione che implementi le iniziative di efficientamento energetico dei magazzini e degli uffici e l’adozione di misure comportamentali improntate a una visione sostenibile.

Come si prospetta lo scenario futuro dell’autotrasporto?
Lo scenario è davvero preoccupante perché non sappiamo fino a dove arriverà l’escalation dei rincari e quanto ancora durerà. L’Italia deve ridurre la propria dipendenza energetica e investire fortemente nella produzione di gas e di fonti rinnovabili, avendo cura di promuoverne in modo adeguato, anche da un punto di vista economico, l’utilizzo tra gli utenti finali. Se così non
fosse, vivremo sempre con il pericolo di un’altra tempesta energetica pronta ad abbattersi e colpire duramente il nostro Paese e le imprese italiane dell’autotrasporto.

 

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