I prezzi in Italia per il ritiro delle batterie usate

Da una ricerca condotta da Muletti Dappertutto alla fine del 2021, sono emerse le differenze tra le regioni dello Stivale per i costi di prelievo dei dispositivi di ricarica non più utilizzabili per la
mansione originale o completamente esausti

prezzi, €/t, dispositivi esausti, batterie usate

Con l’emergere di una attenzione sempre maggiore verso le tematiche ambientali, sono tanti i settori ad avere rivisto i propri assetti organizzativi, soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento degli usati: il comparto delle batterie  e dell’alimentazione ne è un esempio. I dispositivi di ricarica consumati hanno infatti la possibilità di essere riciclati per altri impianti, come nel caso del carrello elevatore, in cui una batteria all’80 per cento della sua forza non è sufficiente a far funzionare il mezzo, ma può essere impiegata in altre mansioni. Discorso applicabile anche per gli esausti che, opportunamente trattati e stoccati rispettando le ferree normative, possono trovare una seconda vita passando per le fasi di smontaggio ed estrazione di piombo o rame, materiali riutilizzabili per la fabbricazione di nuove batterie. 

Alla luce di questi cambiamenti in ottica green, Muletti Dappertutto ha condotto un’indagine su un campione di rivenditori, con l’obiettivo di analizzare le variazioni di prezzo per il ritiro delle batterie esauste in varie regioni d’Italia, ponendo il focus sullo smaltimento dei dispositivi a piombo acido. 

I dati 

Tra le regioni analizzate sono emerse oscillazioni di prezzo per tonnellata più o meno consistenti, che mutano principalmente in base al fornitore. Generalmente, le aziende che si occupano dello smaltimento e del ritiro delle batterie usate formulano un importo tenendo conto della media degli ultimi tre mesi del prezzo del piombo. Altri fattori minori influenzano il risultato finale come il trasporto, l’imballo e lo stoccaggio del materiale raccolto.

Partendo dal Sud, il tariffario della Calabria arriva a 660 €/t, si prosegue poi verso la Basilicata con un minimo di 650 €/t e un massimo di 720 €/t. La Campania registra invece un prezzo tra i 650 €/t e gli 800 €/t, una variazione importante si verifica anche in Puglia con importi pari a 400 €/t e 780 €/t, a chiudere l’Abruzzo che oscilla tra i 500 e i 700 euro ogni mille chili.  

Spostando la lente verso il centro dell’Italia, il Lazio presenta quote tra i 590 €/t e i 700 €/t, in proporzione simile all’Umbria che registra tra i 630 €/t e gli 800 €/t. Più economico invece il dato delle Marche con 500 €/t; al contrario della Toscana che detiene il prezzo più alto dell’area, ovvero 850 euro per tonnellata. 

A Nord-Ovest, in Liguria il ritiro delle batterie usate è più basso rispetto alle altre regioni della medesima zona, i 430€/t si scontrano infatti con l’importante variazione del 70 percento della Lombardia, compresa tra i 500€/t e gli 850 €/t. Infine, il Piemonte con prezzi vicini a quelli medi di mercato, tra i 700 e gli 850 €/t. 

Proseguendo lungo l’estremo dello Stivale, nella zona Nord-Est le quotazioni dell’Emilia-Romagna oscillano tra i 600 e gli 800 €/t, più simili tra loro invece i dati di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige rispettivamente con importi pari a: 700 €/t, 500-600 €/t e 500-700 €/t. 

Per quanto riguarda la zona insulare, la Sicilia registra una piccola variazione compresa tra i 500 e i 600 €/t. 

 

Torna su