Formazione efficace: La Corte di Cassazione si pronuncia in merito alle responsabilità

 



La necessità di comunicare ed apprendere la cultura della sicurezza diventa l’obiettivo della formazione e delle nuove disposizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro

Formare nella sicurezza? Si sempre. Ma formare secondo quali criteri?
Qual è l’obiettivo che si deve raggiungere? Siamo sicuri che non si ritenga tempo perso come succede per la maggior parte delle aziende che si scontrano con questa realtà indesiderata ma obbligata, che rappresenta tra l’altro anche un costo?

Di recente è stata la Corte di Cassazione a fornire una risposta decisamente interessante a questi interrogativi, parlando, in più di una sentenza, di formazione efficace.
Per formazione efficace s’intende che la formazione deve essere svolta in modo che il discente comprenda il messaggio relativo alla sicurezza e che venga a mutare proprio il modus operandi durante l’orario di lavoro. La necessità di comunicare ed apprendere la cultura della sicurezza diventa così l’obiettivo stesso della formazione e delle nuove disposizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro.

In questo modo entrano in gioco diverse parti ma soprattutto l’operato degli enti formativi o chi per loro svolge la funzione di formare.

La sentenza della Corte infatti, solo per citare un esempio, Cass. pen., sez. IV, 22 Ottobre 2012, n. 41191, ha considerato l’azienda responsabile perché da un’analisi della formazione che in questo caso era stata svolta, l’ha reputata non efficace e corretta per quel tipo di soggetto e per quel tipo di rischio.

L’azienda si ritiene quindi responsabile non solo di ottemperare all’obbligo della formazione ma anche nella scelta di coloro che svolgono la formazione. In tal senso il D.Lgs 81/08 e s.m.i. ha ben chiarito chi sono i soggetti che possono effettuare la formazione sulla sicurezza.

Con il nuovo Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016, entrato in vigore il 7 Settembre 2016, si è avuta un’ulteriore modifica per quanto attiene agli enti paritetici che non compaiono più come enti formatori.

Non solo: i formatori devono essere in possesso dei requisiti previsti dalla C.M. 6 marzo 2013 dove sono elencati i diversi titoli o esperienza necessari per poter essere considerati formatori della sicurezza.

Il datore di lavoro o chi ne fa le veci, dovrà quindi formare non perdendo di vista che:

  • l’ente formativo sia tra quelli elencati dal D. Lgs. 81/08 s.m.i.;
  • i requisiti del formatore;
  • che la formazione sia efficace.

Analizzando i primi due vincoli, è possibile che la terza venga da se perché gli enti che hanno queste caratteristiche solitamente sono anche al passo con i tempi. Non si occupano semplicemente di formazione obbligata ma considerano loro obiettivo fondamentale diminuire gli incidenti sul luogo di lavoro.

Ma quindi, perché formazione efficace? Facciamo un’altra domanda, spostiamo il soggetto in questione.

Se fossi tu ad avere un incidente sul luogo di lavoro cosa vorresti accadesse:

  1. vorresti che nessuno sapesse come comportarsi
  2. preferiresti che qualcuno cercasse di aiutarti con il rischio di capitolare insieme a te
  3. vorresti che sia tu che i tuoi colleghi sapeste come comportarvi in caso di incidente

La domanda è retorica. Ma questo purtroppo non è solo un quiz. È la tua vita. E’ l’efficacia della formazione. È l’obiettivo della sicurezza sul lavoro.

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