Covid-19 e lavoratori: quali tutele?

La pandemia sta rivoluzionando la vita di ciascuno di noi, anche nella sfera lavorativa. Quali le precauzioni che una azienda deve adottare e quali le misure a tutela dei lavoratori? Un focus particolare sulla figura dei dipendenti genitori

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Termini come pandemia, quarantena e positività sono, per forza di cose, entrati prepotentemente nella quotidianità di ciascuno di noi, portandoci a modificare i nostri atteggiamenti in funzione di una situazione in continua evoluzione. Anche la sfera lavorativa è fortemente condizionata dall’esplosione della malattia: tantissimi eventi e fiere rimandati, l’affermazione dello smart working, le precauzioni da adottare per salvaguardare se stessi e i colleghi. Tuttavia può accadere che in azienda emerga un caso di positività: come comportarsi e quali tutele per il dipendente? A parlarcene è Mara Pilia, dello studio Consulenza Lavoro e Impresa.  

“Il periodo trascorso dai lavoratori dipendenti del settore privato in quarantena con sorveglianza attiva, o in permanenza domiciliare fiduciaria, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto” spiega la consulente. “Fermo restando il rispetto della privacy sulla propria situazione di positività, il lavoratore deve informare il datore di lavoro, inoltrandogli telematicamente la documentazione”.  

Come si deve comportare l’azienda? 

Innanzitutto deve rispettare e fare rispettare – anche con l’emanazione di un regolamento aziendale ad hoc – tutte le opportune misure precauzionali: igienizzare i materiali di uso comune, mantenere le distanze tra le persone, così da evitare i contatti ravvicinati. Favorire, se possibile, le attività in smart working.

E’ necessario allontanare chi presenta stati febbrili (oltre 37.5°) e sintomi di infezione respiratoria, come tosse, gola arrossata, spossatezza o bruciore agli occhi. Anche l’improvvisa attenuazione dell’olfatto è un campanello d’allarme. In caso di lavoratore positivo al tampone, l’azienda è tenuta a collaborare con le autorità sanitarie per la definizione degli eventuali “contatti stretti” avvenuti per motivi di lavoro, così da permettere le opportune misure di quarantena. 

Quali tutele per i dipendenti genitori? 

“Vi è la possibilità fino al 31 dicembre 2020 per i lavoratori dipendenti, con figli conviventi minori di 14 anni, di svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile, per tutto o parte del periodo di durata della quarantena disposta dal Dipartimento di prevenzione della ASL a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico ove studia il proprio figlio”  dice l’esperta, che chiarisce: “Qualora l’attività lavorativa non fosse compatibile con il lavoro agile ovvero in alternativa ad esso, uno dei due genitori potrà astenersi dal lavoro per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio, attraverso un congedo straordinario (art. 5, commi 1 e 2, D.L. n. 111/2020)”.

Il congedo può essere fruito per periodi di quarantena che vanno dal 9 settembre 2020 fino al 31 dicembre 2020, in maniera alternata da entrambi i genitori se la prestazione di lavoro in smart working non è fattibile. 

In caso si rendano necessari provvedimenti che impongono più periodi di quarantena scolastica – sia nel caso riguardino lo stesso figlio, ma anche fratelli o sorelle -, che siano parzialmente sovrapposti, per ogni giorno di sovrapposizione viene comunque corrisposta un’unica indennità.  

La richiesta non è compatibile con:

– congedo parentale;

– riposi giornalieri della madre o del padre;

– cessazione del rapporto di lavoro o dell’attività lavorativa;

– strumenti a sostegno del reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa;

– lavoro agile;

– part-time o lavoro intermittente.

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