Coronavirus e logistica, misure e conseguenze

Una epidemia che si sta diffondendo a un ritmo incessante e sta avendo pesanti ripercussioni; senza lasciarsi prendere da allarmismi, cerchiamo di fare il punto su quel sappiamo sul virus partito dalla Cina

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Trasporti via mare, aria e terra, magazzini: tutti i numerosi elementi della catena logistica stanno subito pesantissime ripercussioni a causa del COVID 19,  il virus che partito a fine 2019 da Wuhan, importante polo manifatturiero cinese, sta a ritmo incessante diffondendosi a macchia d’olio in tutto il mondo. E l’Italia, il territorio in cui sono state rilevate il più alto numero di infezioni da Coronavirus, dopo Cina e Corea del Sud, sta provando ad arginare l’epidemia attraverso una serie di provvedimenti emergenziali.

Primo tra tutti: creare una estesa zona rossa che comprende quello che sembrerebbe essere il focolaio, vale a dire Codogno, cittadina del Basso Lodigiano in cui si è verificato il primo caso di trasmissione secondaria, e i paesi limitrofi. A oggi -25 febbraio-, secondo il decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri lo scorso 23 febbraio, oltre alla cittadina lombarda, i comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento e gestione del contagio sono: 

– in Lombardia: Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini. 

– In Veneto: Vo’.  

Quali sono le misure? E il mondo muletto come risponde? 

Poiché il virus è molto aggressivo nella diffusione, anche se fortunatamente lo è meno nelle conseguenze, la parola d’ordine è evitare la propagazione. La principale misura adottata è il divieto di allontanamento e quello di accesso al comune o all’area interessata (sono possibili deroghe, ma solo se appositamente autorizzate e giustificate); di pari passo è stata stabilita anche la sospensione di manifestazioni, eventi e ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, la chiusura di scuole, musei, così come lo stop a viaggi d’istruzione, procedure concorsuali e attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità. 

E infatti anche le attività lavorative subiscono, per decreto, una battuta d’arresto forzata: sono obbligate a fermarsi “alcune tipologie di impresa e alcune tipologie di attività commerciale”, e anche l’accesso agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità potrebbe essere “condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale”. 

E sempre parlando di dispositivi di protezione, è inutile spendere cifre esorbitanti (è triste dirlo, ma le emergenze fanno sempre uscire alla luce del sole chi lucra sulle calamità) o fare la corsa per comprare mascherine senza filtri: l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare la mascherina (possibilmente una FFP3, conforme alla norma EN 149) solo se si sospetta di aver contratto il virus e si hanno sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ci si prende cura di una persona con sospetta infezione. 

Numerosi sono i contraccolpi che anche il settore “muletto” sta subendo: svariate sono le aziende che hanno inviato ai propri clienti e dealer comunicazione avvisandoli di non potere fornire assistenza, così come sono numerose le imprese a dovere tenere le serrande abbassate in una zona in cui la presenza di aziende di carrelli elevatori o legate a questo mondo (dopotutto, i muletti sono dappertutto) è elevatissima. Diversi anche gli eventi di settore – anche quelli non direttamente legati alle zone calde dell’epidemia -, che vengono, per precauzione, rimandati in attesa di ulteriori sviluppi e comunicazioni. Bloccati, così come previsto dai provvedimenti governativi che hanno sospeso ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche i corsi di formazione e aggiornamento.  

Quali conseguenze per l’economia?    

L’impatto che questa emergenza sta avendo sull’economia mondiale e italiana è violento: nel Bel Paese la fermata nella zona che viene considerata la locomotiva d’Italia potrebbe portare a un 2020 di contrazione economica. Secondo una primissima stima fatta su dati quanto mai ballerini, si parla di una perdita di almeno due decimali di punto di PIL, ma si tratta di cifre approssimative legate a doppio filo anche alla durata di questa quarantena obbligata. La risposta istituzionale è stata puntuale – nel decreto si parla anche di smart working e ricorso alla Cig e Cigo per evitare di interrompere l’attività lavorativa – ma l’attenzione continua a restare alta: il Governo è al lavoro per varare misure a sostegno delle imprese danneggiate da questo stop forzato, che dovrebbero comprendere la sospensione degli adempimenti fiscali, ma anche facilitazioni per l’accesso al Fondo di garanzia per le PMI. Al vaglio anche contributi per la ripresa delle attività una volta accertati i danni.

Per chi volesse chiedere assistenza, è attiva in Assolombarda, associazione delle imprese che operano nelle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, una task force per fornire informazioni e supporto alle imprese (Area Salute e Sicurezza, 02/58370242, 3488860830, 3755632737, mail: sic@assolombarda.it).

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