Carrellisti e malattie professionali casi in crescita

Dal 2017 al 2019 sono state 158 le pratiche positive registrate nella banca dati dell’Inail, 127 quelle indennizzate. Nel triennio 2014-2016 i casi erano stati 146 con 117 risarcimenti. Le malattie più diffuse rimangono quelle legate al sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, seguono quelle dell’orecchio e dell’apofisi mastoide

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Spostare carichi manovrando un carrello elevatore con attrezzature non adeguate, ripetere per ore le stesse procedure, rimanere a lungo in luoghi dove sono presenti rumori e polveri, sopportare le vibrazioni di un muletto o di un macchinario espongono costantemente a rischi gli operatori che nel corso del tempo possono contrarre quelle che vengono definite ‘malattie professionali‘. Ogni occupazione, in qualsiasi campo, può causare ai lavoratori problemi: non ci sono categorie esenti. Certamente manovrare carrelli elevatori e macchine per lo spostamento delle merci può avere più fattori di rischio.

L’Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, tiene costantemente sotto controllo il fenomeno delle malattie professionali, aggiornando le varie statistiche in base alle denunce presentate da aziende e lavoratori. Secondo le informazioni pubblicate dalla Banca dati delle professioni, per il settore dei conduttori di carrelli elevatori nel triennio 2017-2019 sono state protocollate e, di conseguenza accettate come positive, complessivamente 158 malattie professionali e di queste ne sono state indennizzate 127. Il dato è in crescita rispetto al triennio 2014-2016 che ne aveva fatte registrare 146 e ne erano state risarcite 117.

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Osservando nel dettaglio le varie annualità il dato rimane pressoché invariato: nel 2017 erano 54 le malattie professionali protocollate come positive e ne erano state indennizzate l’81,5 per cento; l’anno successivo 51 con indennizzate 41 pari all’80,4 per cento, mentre nel 2019 le pratiche erano 53, 42 quelle che hanno ricevuto l’indennizzo pari al 79,2 per cento. Due le regioni d’Italia che nel triennio preso in considerazione si sono aggiudicate il primo posto per numero di malattie professionali protocollate: Toscana e Campania. La prima, nel 2017 e nel 2018, ha fatto registrare rispettivamente 15 e 7 pratiche, mentre in Campania nel 2019 i casi sono stati 12.

Nella parte bassa della classifica, invece, si piazzano Liguria e Marche che nel triennio hanno fatto registrare complessivamente 2 pratiche ciascuna e Basilicata con un solo caso nel 2018. Particolarmente interessanti i dati relativi all’età dei mulettisti che hanno contratto le malattie professionali. Il 61,8 per cento ha un’età compresa tra i 50 e i 64 anni; il 32,5 per cento ha dai 35 ai 49 anni; il 3,8 per cento ne ha 65 o oltre e infine solo l’1,9 per cento ha fino a 34 anni. Come è facile immaginare la diffusione di alcuni tipi di malattie professionali si differenzia in base al tipo di attività svolta.

L’Inail fornisce poi uno spaccato ben preciso sulle malattie professionali che colpiscono il settore dei conduttori dei carrelli elevatori, tenendo come linea guida il cosiddetto Codice ICD-10, dall’inglese International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death, che è la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Cinque le classificazioni: tumori, malattie del sistema nervoso, malattie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide, malattie del sistema respiratorio e, infi- ne, malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo. Come per il precedente triennio sono proprio queste ultime le malattie che hanno maggiormente colpito il settore dei conduttori di carrelli elevatori: nel 2017 sono stati denunciati 41 casi, 38 nel 2018 e 43 l’anno successivo con una percentuale che oscilla tra il 75 e l’81,1 per cento. Per malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo si intendono quelle patologie sistemiche infiammatorie che coinvolgono il tessuto connettivo e, di conseguenza, si estendono alla cute, al cuore, ai reni e, nel caso specifico dei mulettisti, al dorso dove si registrano ernie del disco o disturbi riconducibili alla compressione dei nervi della colonna vertebrale.

Al secondo posto per numero di casi, come accaduto anche nel precedente triennio, ci sono malattie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide con 10 pratiche nel 2017 (18,7 per cento); 8 nel 2018 (15,7 per cento) e 5 nel 2019 (9,4 per cento). A provocare questa tipologia di malattie c’è molto spesso una esposizione prolungata a particolari rumori o suoni, con la conseguente ipoacusia e la diminuzione o perdita totale dell’udito.

Al terzo posto ci sono le malattie del sistema nervoso con sei pratiche nel triennio, due per ogni annualità presa in esame. Sul fronte di questa patologia il focus si concentra su quelle pro- vocate da sovraccarico biomeccanico che incidono sulle funzionalità di polso e mano. La sindrome del tunnel carpale, ad esempio, è tra le più diffuse. Solo tre, invece, le pratiche relative a malattie respiratorie definite positive dall’Inail nel triennio, quattro i tumori un dato questo più basso rispetto al triennio precedente che ne aveva fatti registrare sei.

 

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