Bonus pubblicità, investire in comunicazione conviene

La misura legata agli investimenti pubblicitari incrementali su stampa ed emittenti radio televisive è diventata strumentale; ma come sfruttarla al meglio? Ce la spiega Nicola Navarre, commercialista e revisore contabile dell’omonimo studio Finanza

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Le imprese che vogliono far conoscere o consolidare la propria presenza sul mercato attraverso la pubblicità hanno un’arma in più su cui contare: a partire dal 2019 il bonus pubblicità è divenuto strumentale, raggiungendo quella stabilità che permette di pianificare, anno per anno, i propri investimenti. Ma attenzione ai vincoli: cos’è e come sfruttare al meglio questa misura? Ne abbiamo parlato con Nicola Navarre, commercialista e revisore contabile dell’omonimo studio.

Cos’è il bonus pubblicità?

A partire dal 2018 è stato istituito un credito d’imposta per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali legato agli investimenti pubblicitari incrementali su stampa ed emittenti radio televisive. Per beneficiare dell’agevolazione è necessario che l’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari realizzati superi almeno dell’1 per cento l’importo degli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente. Dopo le modifiche apportate dal D.L. n. 59/2019, la misura è diventata unica,  pari al 75 per cento, eliminando il distinguo precedente tra micro, PMI e start up innovative che godevano di un trattamento differente.

Quali sono le tipologie di pubblicità ammesse al credito di imposta?

Il credito d’imposta viene riconosciuto esclusivamente per gli investimenti pubblicitari incrementali che vengono effettuati sulle emittenti radiofoniche e televisive locali -analogiche o digitali- iscritte al Roc, Registro degli operatori di comunicazione, su giornali quotidiani – nazionali e locali, in edizione cartacea o digitale- registrati presso il Tribunale competente o al Roc, e che abbiano in organico la figura del direttore responsabile.

Vengono dunque escluse le spese sostenute per altre forme di pubblicità, come ad esempio sponsorizzazioni su display, sale cinematografiche, social o piattaforme online, cartelloni fisici o volantini cartacei.

E’ possibile accedere alla misura se l’anno precedente non si è speso?

La risposta è un no tassativo: così come prescritto dal Consiglio di Stato nel parere reso sul Regolamento di cui al D.P.C.M. n. 90 del 16 maggio 2018, non è possibile accedere al credito l’imposta se gli investimenti pubblicitari dell’anno precedente a quello per cui si richiede l’agevolazione sono stati pari a zero. Spendere i propri soldi in pubblicità attraverso giornali, tv e radio dovrebbe diventare una buona prassi per ciascuna azienda perché si ha un beneficio doppio: si investe in popolarità e si ha un duplice ritorno economico.

Come si presenta?

Le comunicazioni devono essere presentate, esclusivamente in via telematica, utilizzando i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, identificandosi tramite credenziali seguendo questo percorso:

  1. il primo step è inviare la “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta“, una sorta di prenotazione delle risorse, contenente i dati degli investimenti già effettuati e/o da effettuare nell’anno per il quale si chiede l’agevolazione.
  2. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria forma infatti un primo elenco dei soggetti che hanno richiesto il credito di imposta con l’indicazione del credito teoricamente fruibile da ciascun soggetto.
  3. Dal primo al 31 gennaio dell’anno successivo a quello della domanda si invia poi la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati“, attestante gli investimenti effettivamente realizzati nell’anno agevolato.
  4. Dopo questo passaggio, sarà pubblicato sul sito del Dipartimento l’elenco dei soggetti ammessi alla fruizione del credito di imposta. Per qualsiasi dubbio vi consiglio, come sempre, di rivolgervi a un professionista che saprà guidarvi nella scelta migliore per la vostra azienda.

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