Alberto Lorato, padre e maestro, raccontato dal figlio Simone Alberto

Uno dei pilastri del settore delle batterie raccontato dagli occhi di chi lo ha vissuto sia nella vita privata sia in quella lavorativa

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Carriera, consigli e racconti di famiglia: Alberto Lorato, una delle figure più importanti del settore delle batterie raccontata dal figlio e allievo, Simone Alberto, ai lettori di Muletti Dappertutto.

Un uomo influente nel settore e allo stesso tempo attento a mantenere separate vita privata e lavorativa, chi era Alberto Lorato?

Una persona che, come tante della sua generazione, si è fatta da sola. Ha iniziato con la gavetta negli anni Sessanta, precisamente nel 1963, lavorando per SAFA Batterie, in cui si forma a livello tecnico; prima per fare il venditore serviva, infatti, una preparazione a 360 gradi, non bastava solo conoscere il listino, ma questa figura doveva racchiudere in sé una profonda conoscenza tecnica di tutti gli aspetti del prodotto oltre alle capacità di vendita. Nel 1967 l’azienda viene acquisita da Varta, ancora poco conosciuta in Italia, e che si diffonde sul territorio anche grazie al contributo di mio padre.

Dopo qualche anno la decisione di passare in Magneti Marelli, dove resterà fino al 1976, l’anno che segna il “grande salto”: insieme a due soci, Guido Calò e Otello Corti, decide di fondare la propria azienda. Nasce così BATRA ACCUMULATORI, la prima agenzia di batterie industriali in Italia. Vi resterà per quasi 20 anni, fino alla pensione nel 1995, quando cederà l’attività ai soci dell’epoca per intraprendere nel tempo altre opportunità: responsabile per Exide del marchio TS; dirigere BAE Italia; amministratore delegato per LA BATTERIA RT di Cassano d’Adda (Milano). Si ritira definitivamente dal mondo del lavoro nel 2014, dopo avere collaborato con ENEXA S.p.a, l’azienda dove lavoro io attualmente.

La sua è stata una preziosa storia che ha assistito a tantissimi cambiamenti, quali sono quelli che hanno influenzato maggiormente il settore?

Credo quello più radicale sia legato al forte incremento della pratica del noleggio che le case costruttrici hanno adottato. Prima i grossi stabilimenti avevano soprattutto muletti di proprietà e per l’acquisto delle batterie, così come per l’assistenza, si rivolgevano direttamente a noi “batteristi”. Anche ora noi siamo sempre parte in causa, ma in questa relazione col cliente si è inserito un passaggio intermedio: noi non gestiamo più in maniera diretta il rapporto col cliente, ma ci rapportiamo con chi fornisce i carrelli, che a sua volta fa lo stesso col cliente finale.

Un altro cambiamento avvenuto in questi anni è legato al “fattore prezzo” e alla presenza di prodotti sempre più omologati nel mercato. Ricordo che fino a venti anni fa, quando io ho iniziato a lavorare in questo settore, qualità, marchio e luogo di produzione delle batterie avevano una considerazione maggiore: adesso la componente economica ha un ruolo preponderante.

A livello tecnico, mi piace ricordare una importante idea di cui sono stati fautori mio padre e i colleghi di SAFA: mentre prima venivano usate lamelle in rame imbullonate, questo gruppo ha contribuito a inventare e diffondere la pratica delle connessioni in piombo saldate. Un’idea semplice, ma all’epoca rivoluzionaria. E ultimo cambio, ma non per questo meno importante, è l’evoluzione nel rapporto umano con il cliente: prima molto più “sentito”, un valore per me molto importante, ora presente in maniera ridotta.

Quella per il settore delle batterie è una passione che ha unito sia padre sia figlio, accumunando due generazioni. Quanto è importante per lei raccogliere la sua eredità?

Far tesoro di quello che sapeva per me era importantissimo, ho avuto il maestro in casa. Quando ero al liceo dicevo: “Non voglio lavorare con le batterie, ma fare altre esperienze”, anche se spesso e volentieri d’estate gli davo una mano, giusto per guadagnarmi i soldi per le vacanze. Dopo gli studi ho lavorato in altri settori completamente diversi, poi mentre lui stava affrontando ancora l’avventura con la BAE Italia, negli anni 2000, ho deciso di provarci e da quel momento è nata la passione. Mi ricordo una frase di un collega che disse: “Chi fa questo lavoro, lo farà tutta la vita, avrai l’acido nel sangue”, ed eccomi qua.

Ricordi qualche consiglio particolare o aneddoto, magari un episodio in cui gli hanno chiuso una porta in faccia?

 Una delle cose che mi ha sempre detto è: “Non esiste cliente tuo, mio o loro. I clienti sono clienti”, puoi instaurarci un bel rapporto ed esserne amico, ma non bisogna mai dimenticare che noi rimaniamo sempre i loro fornitori. Una delle sue massime che porto sempre con me è: “Non confondere mai la cortesia con la confidenza”; sul lavoro bisogna essere un po’ psicologi per entrare in sintonia con il cliente, può capitare di non piacere a qualcuno, ma penso la vita sia una ruota che gira e, prima o poi, arrivi il momento di ripagare con la stessa moneta chi ci ha trattato male o chiuso, appunto, una porta in faccia.

Con quale frase o parola descriveresti Alberto Lorato il professionista? E Alberto il papà?

Una pietra miliare del settore delle batterie industriali. Oltre a questo, per me era anche papà, ma non trovo le parole giuste per spiegare la fortuna e l’orgoglio di essere suo figlio. Magari da bambino ci soffrivo un po’ perché lavorava tanto, però appena rientrava a casa era sempre presente per la famiglia. E non lo dico perché parlo di mio padre, ma era una brava persona; poche settimane fa un cliente mi ha detto una frase che mi ha colpito: “A tuo padre non potevi non volergli bene”. E’ vero: nonostante fosse un po’ orso caratterialmente, non avrei potuto desiderare un papà e un maestro migliore.

 

 

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